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Pubblicato da il 21 Feb 2015 in Frammenti | 0 Commenti

A Ypres: la poesia di una donna e gli spari degli uomini, tra papaveri rossi. (M. Borden; Anna Povolo; M. Jurgs))

 

Una Poesia a Ypres

Non ci sono uomini qui, e allora perché dovrei essere una donna?

Ci sono teste e ginocchia, e testicoli straziati.

Ci sono petti con buchi grandi come un pugno, e

cosce carnose, senza forma; e monconi dove prima c’erano

le gambe. Ci sono occhi – occhi di cani malati, di gatti malati,

occhi ciechi, occhi deliranti; e bocche che non riescono più

a pronunciare parole; e pezzi di facce – il naso andato,

o la mandibola. Ci sono queste cose, ma non ci sono uomini;

e allora come potrei, qui, essere una donna, e non morire?

A volte, improvvisamente, tutto a un tratto,

un uomo solleva lo sguardo verso di me da quel macello,

uno sguardo o una voce chiamano: “sorella, sorella!”.

A volte improvvisamente guizza un sorriso da un cuscino,

bianco, accecante, bruciante, ed io muoio di questo.

Mi sento morire di nuovo.

Non è possibile essere una donna qui. Si deve essere morti.

Mary Borden

(* poesia esposta all’In Flanders Fields Museum di Ypres; traduzione di Anna Povolo)

La pace di Natale nelle Fiandre. Prima di questo avvenimento, uno che avesse sollevato la testa oltre il parapetto anche per un breve istante, sarebbe stato subito ucciso. Davvero niente di nuovo sul fronte occidentale. I cecchini erano in agguato fino al calare dell’oscurità. Allora chiamavano cinicamente l’ultimo tiro il “bacio della buonanotte”. Adesso i soldati non solo sollevano la testa oltre il parapetto, adesso lo scavalcano, adesso se ne vanno in giro e i tiratori scelti sono in mezzo a loro.

Gli uccelli erano ammutoliti da tempo, messi in fuga dal sibilo delle granate, dal rombare dell’artiglieria, dagli scoppi delle mine. La morte infatti non significava subito eterno riposo. Arrivava con un grande frastuono, prima di ridurre tutti al silenzio. Gli uomini non potevano fuggirla volando come gli uccelli. Rimanevano a giacere nel fango. Quando potevano contemplare il cielo, voleva dire che il loro tempo sulla terra era scaduto. Osservare il cielo li consolava soltanto nei ripari, perché quella vista era l’unica cosa che distinguesse una trincea da una tomba.

Le allodole fanno parte delle Fiandre come il cielo aperto, e da lassù continuarono a cantare anche durante la guerra su quei campi dove i papaveri continuavano a fiorire “tra le croci, fila dopo fila, che ci segnano il posto” come scrisse John McCrae nei suoi celebri versi In Flanders fields, apparsi sul Punch dell’8 dicembre 1915 e la cui origine merita un racconto a parte.

In Flanders fields the poppies blow

Between tha crosses, row on row

That mark our place; and in the sky

The larks, still bravely singing, fly

Scarce heart amid the guns below.

We are the Dead. Short days ago

We lived, felt dawn, saw sunset glow,

Loved and were loved, and now we lie

In Flanders fields.

Take up our quarred with teh efoe:

To you from failing hands we throw

The torch; be yours to hold it high.

If ye break faith with us who die

We shalll not sleep, though poppies grow

In Flanders fields.*

* Sui campi delle Fiandre spuntano i papaveri / tra le croci , fila dopo fila, / che ci segnano il posto; e nel cielo / le allodole, cantando ancora con coraggio, / volano appena udite tra i cannoni, sotto. // Noi siamo i Morti. Pochi giorni fa / eravamo vivi, sentivamo l’alba, vedevamo / risplendere il tramonto, amanti e amati. / Ma adesso giacciamo sui campi delle Fiandre. // Riprendete voi la lotta col nemico: /a voi passiamo la torcia, con le nostre / mani cadenti, e sian le vostre a tenerla alta. / E se non ci ricorderete, noi che moriamo, / non dormiremo anche se i papaveri / cresceranno sui campi di Fiandra. (N.d.T.)

da: Michael Jurgs, La piccola pace nella Grande guerra. Fronte occidentale 1914: un Natale senza armi, Il Saggiatore, 2011, p. 134-136

Papaveri sulle croci a Ypres

(papaveri sulle croci, sparsi presso il monumento ai caduti in centro a Ypres)

* si ringrazia delle foto Anna Povolo

 

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