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Pubblicato da il 29 Giu 2018 in Letture | 0 Commenti

Anche le donne muoiono (E. Hemingway)

Quanto al sesso dei defunti, è un dato di fatto che ci si abitua talmente all’idea che tutti i morti siano uomini che la vista di una donna morta risulta davvero sconvolgente. La prima volta che sperimentai quest’inversione fu dopo lo scoppio di una fabbrica di munizioni che sorgeva nelle campagne intorno a Milano, in Italia. Arrivammo sul luogo del disastro in autocarro, lungo strade ombreggiate da pioppi e fiancheggiate da fossi formicolanti di animaletti che non potei osservare chiaramente a causa delle grandi nuvole di polvere sollevate dai camion. Arrivando nel luogo dove sorgeva lo stabilimento, alcuni di noi furono messi a piantonare quei grossi depositi di munizioni che, chissà perché, non erano saltati in aria, mentre altri venivano mandati a spegnere un incendio divampato in mezzo all’erba di un campo adiacente; una volta conclusa tale operazione ci ordinarono di perlustrare gli immediati dintorni e i campi circostanti per vedere se ci fossero dei corpi.

Ne trovammo parecchi e li portammo in una camera mortuaria improvvisata e, devo ammetterlo francamente, la sorpresa fu di scoprire che questi morti non erano uomini ma donne.

A quei tempi le donne non avevano ancora cominciato a portare i capelli alla maschietta, come fecero per per molti anni in America e in Europa, e la cosa più inquietante, forse perché era la più insolita, era la presenza e, cosa ancor più inquietante, l’assenza occasionale di queste lunghe capigliature.

Ernest Hemingway, da Una storia naturale dei defunti – in I quarantanove racconti, Einaudi, 1999 (scritto dopo aver portato soccorso alla fabbrica di munizioni Sutter & Thevenot esplosa il 18 giugno 1918 a Castellazzo di Bollate – Milano; 60 le vittime)

(* grazie ad Enzo Pancera, ndr)

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