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Pubblicato da il 31 Lug 2018 in Storia | 0 Commenti

Ancora uomini? (L. Del Boca)

Ancora uomini? (L. Del Boca)

Ci abituiamo alla barbarie, alla crudeltà: assistiamo impassibili alle scene più orribili e ci seguitiamo a chiamare uomini.” Parole di Giovanni Presti, originario di Aidone (Enna). “È impressionante questa vita di stenti, di sussulti, di snervanti attese, di palpiti violenti. La situazione si fa sempre più scabrosa, più ingarbugliata. Se riuscirò ad uscire incolume da queste posizioni sarà il più grande miracolo.”

Come descrivere l’orrore? Nel suo diario, Giuseppe Lucarelli usò queste parole: “I due morti erano ancora sulla piazzuola ridotti a brani, uno non aveva più la testa sul busto, gli arti mozzati, il pezzo e l’affusto deformati e contorti”.

Una bomba centrò in pieno un reparto maciullando una quarantina di soldati. “Quei poveri corpi erano strati ridotti a un mucchio di poltiglia” annotò allora l’ufficiale Pasquale Gagliani, di Napoli. “Tutt’intorno erano stati raccolti brandelli umani che si sono sono raccolti col badile.”

Anche un altro napoletano, Giuseppe Russo, vide i soldati del suo reparto disfarsi sotto il peso di una granata: “I loro cadaveri sono irriconoscibili, non mi è possibile identificarne alcuno”.

Il più delle volte, mancavano le parole adeguate. “Al monte Paré, tuonava il cannone e, ogni vota che sentivo un colpo, pareva un treno. A metà salita, abbiamo incontrato molti feriti che scendevano, non sono buono a descrivere la tristezza di quei momenti.”

E chi sarebbe stato “buono” a farlo? I soldati dovevano “leccare le foglie coperte di brina” per calmare lo stimolo della sete e “da nessuna parte c’era la possibilità di asciugarsi un poco, accendendo un fuoco”.

Nemmeno le bestie non starebbero qui. Fra i miei commilitoni, uno riceve notizia da casa la quale dice che la bimba è malata e che, forse, non guarirà. Piange e, nel vederlo, anche a me vengono le lacrime agli occhi.”

Il cappellano “dava la benedizione, accompagnata da qualche conforto, e il fante capiva che si doveva mettere il cuore in pace”. I compagni cadevano tutt’intorno, “la seconda linea ci fa assistere a dolorosi spettacoli.” Francesco Bucci di Guardialfiera di Campobasso testimoniò di otto che caddero, pochi metri da lui: “E vi dico che fa una terribile impressione”.

Lorenzo Del Boca, Il sangue dei terroni, Piemme 2016, p. 136-137

  • (* foto in evidenza di Giorgio Longo)

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