Menu Pagine
TwitterRssFacebook
Menu Categorie

Pubblicato da il 17 Dic 2014 in Obiettori | 0 Commenti

“Buon Natale, nemico!” (Forcella – Monticone)

“Buon Natale, nemico!” (Forcella – Monticone)

M. E., della provincia di Arezzo, anni 23, fonditore, incensurato, caporale del 129° fanteria; condannato ad 1 anno di reclusione militare per rifiuto d’obbedienza e conversazione col nemico. Tribunale militare di guerra del XX corpo d’armata. Enego, 14 febbraio 1917. (T S, Trib. guerra, b. 120, f. 192/I, sent. 67).

La notte dal 24 al 25 dicembre scorso, fra i soldati italiani ed austriaci appostati nelle trincee fronteggiantesi sul monte Zebio ebbe luogo, qua e là, qualche scambio di auguri e di saluti. A un certo punto gli austriaci esposero un cartellone con suvvi scritto a grandi caratteri “Buon Natale” in lingua tedesca. Il caporale M.E. rispose, gridando nella stessa lingua, un ringraziamento ed un contraccambio. Una voce allora domandò dove fosse andato a finire una austriaco che era stato fatto prigioniero quello stesso giorno; il M. rispose che non lo sapeva. La notizia di tali scambi di cortesia fra i combattenti giunse al comando del battaglione, il quale, essendovi state proprio nei giorni precedenti precise istruzioni del comando del corpo d’armata, per evitare rigorosamente siffatte deplorevoli manifestazioni, provvide alla denunzia del M.

“Il 7 luglio 1916 il soldato P.G. spediva dalla zona di guerra al proprio padre una lettera in cui si diceva fra l’altro quanto segue: ‘Abbiamo del gran danno, dei gran guasti alle armi. Se facciamo un altro combattimento finite a quelle restiamo senza del tutto. E quello non è niente a confronto dei tanti morti, di circa 30.000, per guadagnare 4 pietre e 4 boschi. Se non finisce queste cose si diventa matti. Con i lavori che si fa a tribolare si va fuori con la testa di tutto. Mangiare poco e male… il pane duro e pieno di muffa, la carne congelata che viene dalla America che sfocessa un ghiorno – lasciare mangiare i soldati come le bestie… pane che ha tre quarti di farina e porcherie e una di frumento: mettono dentro una biada in modo che viene duro come se fosse di cemento. Siamo sani per miracolo. Secchi, magri, senza far la barba e sporchi come le bestie. Altro che i giornali che parlano che i soldati al fronte stanno bene, mangiano e bevono. Vorrei farli provare un giorno o due ai Signori d’Italia che ridono al caffè quando leggono sul giornale Vittorie dei soldati italiani… se provassero, se vedessero un minuto solo le cose che toccano ai poveri soldati, scapperebbero sotto terra…’

[1 anno di reclusione, lire 200 di multa]

“Il 16 marzo 1918 in zona di questo corpo d’armata presso reparti di prima linea, il P.F. rivolse ai soldati della 1486a compagnia mitragliatrici FIAT le seguenti istruzioni: ‘Per andare a casa dovremo fare così: abbandonare le armi e andarcene; e agli ufficiali che ce ne chiedessero ragione rispondere che si agirebbe così per ordine di noi stessi; e se volessero fare qualche cosa sarebbe facile metterli a posto’ tentando di togliere in tal modo ad un reparto dell’esercito operante il mezzo di agire contro il nemico, e facilitando così al nemico il modo di meglio difendersi e maggiormente nuocere. In pubblica udienza, l’accusato ha ammesso il fatto a lui addebitato.”

[Contadino ventiduenne, incensurato. Condannato a morte] [Alessandro]

 

tratto da: Forcella – Monticone, Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale, Laterza, 1972

 

Pubblica un Risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *