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Pubblicato da il 17 mar 2018 in Frammenti | 0 Commenti

“Cantata contro la guerra”: una composizione musicale di Pierangelo Valtinoni (B. De Marzi)

“Cantata contro la guerra”: una composizione musicale di Pierangelo Valtinoni (B. De Marzi)

 

All’interno del 51esimo Asiago Festival il 15 agosto nel duomo di Asiago, alle 21, si presenta una nuova composizione di Pierangelo Valtinoni: una Cantata contro la guerra su testi vari, da Jahier a Pezzani per concludere con Ungaretti e Ada Negri. Maria Dal Bianco dirigerà il Coenobium vocale, con Claudio Pasceri e Andreas Schmalhofer ai violoncelli, Luigi Marasca al clarinetto, Filippo Bresolin al pianoforte, Albero Barbetta all’organo. La presenta qui in anteprima il maestro Bepi De Marzi.

È un grido disperato, una denuncia, un racconto doloroso. Canta Sacra come nelle antiche, dimenticate liturgie; cantata profana dopo i secoli dei madrigali. Ma questa commovente composizione è, soprattutto, il coraggio della pace, della verità. Il musicista vicentino Pierangelo Valtinoni con il coro guidato dalla tenerissima forza di Maria Dal Bianco: un clarinetto, due violoncelli con il pianoforte. Le voci maschili per i testi accusatori. Senza timore alcuno: senza paura. Com’è stato il raccontare del nostro Mario Rigoni Stern dopo l’insensatezza della guerra “accettata dal fascismo unito alla criminalità nazista”. E ora, “in questa Terza Guerra Mondiale”, secondo le angosciate e inascoltate parole del Papa, si vive nell’ipocrisia, nella finzione della pace mentre imperversa il commercio delle armi e si approfitta dell’immensa migrazione dei perseguitati, dei poveri. “Cantata della guerra”. Subito i desolati accordi del pianoforte per l’ imperscrutabile Infinito da cercare oltre le stelle, quell’Immenso d’amore mai compreso dall’alterigia dei militaristi. Ecco i passi di marcia, leggeri, come sospesi, già dei morti senza colpa. Gli alpini. Le parole del poeta Piero Jahier. Si uniscono i violoncelli con note acute, di vento immobile. E il Coro resta solo a scandire “Ma la montagna, alpino, è franata, ma la tua tenda, alpino, è sparita”. Il pianoforte sventaglia disperazioni di arpeggi. Ancora i violoncelli; il clarinetto in voce morbida e il Coro affranto che dice “nessuno sa più perché sei sepolto lassù”.

Bepi De Marzi, Il Giornale di Vicenza, agosto 2017

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