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Pubblicato da il 12 Feb 2019 in Chiesa | 0 Commenti

Card. Lercaro: dall’ “inutile strage” alla guerra al Vietnam: per una “parola concerta e incidente” (G. Lercaro)

Card. Lercaro: dall’ “inutile strage” alla guerra al Vietnam: per una “parola concerta e incidente” (G. Lercaro)

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Figli miei, le ultime circostanze mi hanno indotto a ripensare in concreto alle esperienze di guerra attraversate nella mia lunga vita: ancora come bimbo, la prima guerra d’Africa; come chierico, la guerra di Libia e poi come novello sacerdote, quando mi ha sorpreso e mobilitato la Prima guerra mondiale. Ho ripercorso il travagliato itinerario di questi ultimi cinquant’anni e delle diverse guerre in cui si è trovato coinvolto, suo malgrado, il nostro paese. Ho voluto rivedere, con gli occhi di oggi, le singole decisioni supreme del 1915, del 1936, del 1940 che hanno portato tre volte il nostro popolo in guerra. In guerre che nessuna esigenza vitale di sopravvivenza e di giustizia ci imponeva, in guerre che il popolo nella sua maggioranza, non voleva e non sentiva, ma che tuttavia furono intraprese dai governanti per una concatenazione quasi fatale di pregiudizi, di ambizioni, di tragiche leggerezze, di fatalismo, o per il meccanismo incontrollabile delle alleanze impegnate dai capi.

Ebbene, se ripenso a tutto l’arco di questi dieci lustri, debbo riconoscere che la parola più concreta e incidente, in rapporto alle vicende belliche in cui l’Italia fu coinvolta, fu pronunziata appunto cinquant’anni fa (1917) da Benedetto XV: alludo al suo giudizio che definiva la guerra in corso fra le potenze, una «inutile strage». Quel giudizio – veramente non politico, non diplomatico, ma religioso – fu immediatamente il bersaglio di ogni accusa: ma oggi da tutti si riconosce che quella parola profetica costituisce uno dei titoli maggiori della statura, pontificale e storica, del papa Benedetto.

E adesso, potremmo facilmente passare da quell’esempio, lontano ma tanto significativo, a un esempio attualissimo. La dottrina di pace della Chiesa (messa sempre meglio a fuoco da papa Giovanni, dal Concilio, da papa Paolo) per l’intrinseca forza della sua coerenza, non può non portare oggi a un giudizio sulla precisa questione dirimente, dalla quale dipende oggi di fatto il primo inizialissimo passo verso la pace oppure un ulteriore e forse irreversibile passo verso un allargamento del conflitto. Intendo riferirmi, come voi ben capite, alle insistenze che si fanno in tutto il mondo sempre più corali – e delle quali si è fatto eco il Papa nel recentissimo discorso ai cardinali – perché l’America (al di là di ogni questione di prestigio e di ogni giustificazione strategica) si determini a desistere dai bombardamenti aerei sul Vietnam del Nord. Il Santo Padre ha detto testualmente: «Molte voci ci giungono invitandoci ad esortare una parte belligerante a sospendere i bombardamenti. Noi lo abbiamo fatto e lo facciamo ancora… Ma contemporaneamente invitiamo di nuovo anche l’altra parte belligerante… a dare un segno di seria volontà di pace»..

La Chiesa, questo lo deve dire, anche se a qualcuno dispiacesse. Lo deve dire perché, a questo punto, è il caso di coscienza immediato di oggi, è il primo nodo da cui possono dipendere le svolte più fauste o più tragiche. In paragone a questo nodo concreto, a questa scelta compromettente, l’attualità odierna dell’Evangelo si verifica, essa può effettivamente attirare e orientare gli spiriti, specialmente delle nuove generazioni, e la sua dottrina di pace non resta teoria evanescente, ma si incarna e può incidere sulla storia degli uomini.

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Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, Omelia del 1° gennaio 1968

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