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Pubblicato da il 20 Nov 2016 in Storia | 0 Commenti

Comportamenti no e temperamenti sì (E. Franzina)

 

Tenenti e capitani, anche di quelli che in fondo ci volevano bene e desideravano mantenere rapporti cordiali con la truppa, spesso si lamentavano per la rozzezza di certi comportamenti generalizzando e banalizzando giudizi che dalle latrine estendevano poi all’universo mondo militare costretto ad arrangiarsi come poteva (e come sapeva) al fronte.

Le nostre fanterie, ammettevano, “sono buone”, ma non era raro che subito appresso qualcuno di loro deprecasse l’indole pigra del combattente medio, specie se meridionale, osservando come questi fosse, al pari del nemico del resto, “sporchetto” un po’ per necessità ma molto più per incuria: egli, cioè il soldato italiano, commentò uno di questi ufficiali che avevamo visto all’opera nel giugno del ’16 a Magnaboschi, “provvede ai bisogni del corpo nelle vicinanze della trincea, riempendo di merda tutto il terreno: non si cura di creare un unico cesso, ma fa della linea tutto un cesso; tiene male il fucile che è sporco e talora arrugginito; disperde gli strumenti da zappatore (quante fatiche per radunare picconi e badili!); dormicchia durante il giorno, mentre potrebbe rafforzare la linea; in compenso però è paziente, sobrio, generoso, buono, soccorrevole, coraggioso, e impetuoso nell’attacco”.

Bontà sua che la clausola finale contenesse così tanti aggettivi lusinghieri!

Emilio Franzina, La storia (quasi) vera del milite ignoto, Donzelli, 2014, p. 232

 

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