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Pubblicato da il 9 Gen 2017 in Chiesa | 0 Commenti

Dai cimiteri, luoghi di pietà, ai sacrari, luoghi di “culto e devozione” (M. Baroni)

Dai cimiteri, luoghi di pietà, ai sacrari, luoghi di “culto e devozione” (M. Baroni)

 

Don Annibale Carletti lasciò sullo Zugna non soltanto l’anima e il cuore, ma anche un numero imprecisato di cimiteri quali monito di profonda stima, commiserazione, pietà e amore per la vita eterna dei suoi carissimi commilitoni.

Cimiteri che fece costruire meticolosamente dai suoi soldati, che raccolsero le salme dei camerati e le seppellirono con profonda umanità e fratellanza in quelle terre intrise dal sangue di migliaia di caduti per la Patria. Il sacerdote diede il nome di un Santo ad ognuno di questi cimiteri, cosa molto insolita per il primo conflitto mondiale, dal momento che si preferiva indicarlo con nomi di plotoni, battaglioni, ecc.

Vennero divisi successivamente in principali e secondari o minori. I primi furono Santa Giovanna d’Arco, San Giorgio, San Matteo o degli arditi, Santi Maurizio e Lazzaro, Santa Barbara, Addolorata, Redentore, San Martino, Coni Zugna, poi verso sud quelli di Passo Buole. I secondi San Michele, San Costanzo, Santa Maddalena e San Calino. Per ognuno di questi cimiteri don Carletti fece scolpire da un soldato una frase che ricordasse quei soldati morti per la salvezza dell’Italia. Nel 1919 le salme tumulate nei cimiteri minori vennero accorpate in quelli principali per opera delle Compagnie di disinfezione, incaricate dallo Stato Maggiore di risanare il terreno.

Negli anni ’20 le spoglie dei soldati, vennero riesumate e trasportate nel sacrario militare di Castel Dante, costruito appositamente per raccogliere i resti dei soldati noti ed ignoti in un unico possente e glorioso luogo di culto e di devozione.

Massimiliano Baroni, Il prete-soldato. Storia di don Annibale Carletti un eroe italiano, Ala, 2003, p. 57-58

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