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Pubblicato da il 26 Dic 2016 in Chiesa | 0 Commenti

Dall’ “inutile strage” all’obiezione di coscienza: la nota di papa Benedetto XV nel 1917 (D. Menozzi)

Dall’ “inutile strage” all’obiezione di coscienza: la nota di papa Benedetto XV nel 1917 (D. Menozzi)

 

Occorre intanto chiarire il cambiamento che interviene con la celebre nota dell’agosto del 1917. Della Chiesa (* papa Benedetto XV; ndr) pur senza abbandonare la tradizionale rivendicazione intransigente del supremo ruolo direttivo del papato in materia di relazioni internazionali, metteva con essa in questione la tranquilla adesione a quella dottrina della guerra giusta che, legittimando la partecipazione dei cattolici alla violenza bellica, aveva di fatto aperto nelle chiese nazionali gli scivolamenti verso l’assunzione dei temi della sacralizzazione della guerra. Infatti, al di là dei suggerimenti pratici circa le basi per avviare un negoziato di pace, il documento papale nella sua parte conclusiva, dopo un pressante e vigoroso appello a deporre le armi, ricordava che “la guerra ogni giorno più apparisce inutile strage”. Questa frase, a quanto pare voluta dal pontefice contro il parere dei suoi consiglieri, toccava uno dei pilastri portanti la teologia della guerra giusta. Come abbiamo visto, essa si basava sul presupposto che, di fronte ad una violazione del retto ordine internazionale, fosse lecito ad un governo dichiarare guerra per ristabilire la giustizia nei rapporti tra gli stati. Ma la proclamazione dell’inutilità di una guerra faceva cadere proprio quel presupposto; se i mali determinati dal ricorso alle armi non apparivano più proporzionati al ristabilimento di una equa vita collettiva, gli ordini delle autorità non risultavano eticamente leciti. Dunque i cattolici, in coscienza, non erano tenuti ad obbedire a tali ordini. Non a caso quella frase della nota venne letta in alcuni ambienti cattolici – noto è il caso, o i suoi risvolti processuali, dell’articolo di don Guglielmo Gasparutti pubblicato su “Il Corriere del Friuli” – come la legittimazione papale all’obiezione di coscienza. (V. L Bruti Liberati, Vescovo e clero a Cremona durante la I guerra mondiale, “Nuova rivista storica”, 1979, 63, pp. 415-34).

(…).

Ma, pur senza dimenticare che la nota si inseriva anche all’interno di un gioco politico e diplomatico in cui Roma voleva affermare un proprio ruolo, è pure evidente che la dimensione etica non è estranea a quel testo. (…).

Se le cose, come pare verosimile, stanno così, si può ritenere che ad indurre il papa a prospettare la possibilità di sciogliere il nesso tra buon cattolico e buon soldato, su cui si fondava la teologia della guerra giusta, stava in primo luogo l’orrore per tragedie che colpivano non solo i militari, ma anche popolazioni civili, investite da una guerra ormai lunghissima, sempre più cruenta e senza apparenti esiti risolutivi. Ci si può tuttavia chiedere se più precisi motivi non lo abbiano spinto ad un atto che prendeva le distanze da una tradizione secolare. Difficile valutare se qualche incidenza abbiano avuto le dure critiche che tra la fine del 1916 e l’inizio del 1917 esprimeva sulla napoletana “La Nuova Riforma” Gennaro Avolio (v. U. Parente, Antimilitarismo e pacifismo cristiani nel primo conflitto mondiale: la profetica, inascoltata voce di Gennaro Avolio, “Rivista di storia della Chiesa in Italia”, 1979, 49, pp. 66-93). Questi rimproverava al papa di tenere un comportamento totalmente differente da Cristo, il quale

non avrebbe aspettato – mantenendosi neutrale, incapace di sentenziare tra la ragione e il torto, tra il diritto e la violenza, tra l’umanità e la barbarie – non avrebbe aspettato la cessazione di un conflitto, che dura da anni, che miete tutti gli anni milioni di vittime, che fa scorrere tutti i giorni fiumi di sangue, che tutti i giorni cumula rovine irreparabili, materiali e morali, su tutti i popoli.

È invece accertata la crescente irritazione di Benedetto XV per la produzione di preghiere che, ben lontane dal modello da lui stesso proposto per impetrare la pace, anzi talora intrecciando persino quel suo testo con motivi nazionalistici, finivano per promuovere tra i fedeli la sacralizzazione della guerra.

Daniele Menozzi, Chiesa Cattolica e religione di guerra, in a cura di F. Bianchi e G. Vecchio, Chiese e popoli delle Venezie nella grande Guerra, Viella, 2016, pp. 51-55

 

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