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Pubblicato da il 13 Feb 2019 in Storia | 0 Commenti

Dalla pace di Versailles alla nuova guerra: la non volontà di pace (E. Junger)

Dalla pace di Versailles alla nuova guerra: la non volontà di pace (E. Junger)

La pace di Versailles offrì la seconda grande possibilità di forgiare l’Europa divenuta incandescente. Ma purtroppo, invece di condurre a nuovi assetti, moltiplicò le fonti del conflitto. Paragonata ad un edificio, rimase un cantiere, né si può dire che abbia posto fine alla guerra. La Prima e la Seconda guerra mondiale sono connesse come continenti congiunti, più che separati, da una catena di vulcani. Quella sezione del trattato di pace dedicata alla situazione complessiva rimase in parte facciata retorica e in parte vuota teoria.

La concezione della società delle Nazioni, benché afferrata in modo confuso, sarebbe potuta divenire feconda per tutti se, come ideale supremo, avesse inciso su ciascuna singola questione. Ciò avrebbe presupposto la creazione di un vertice dotato di grandi poteri tanto legislativi che esecutivi. Sorse invece una struttura fantasma con il compito di assicurare la pace attraverso strumenti giuridici, che fu solo uno specchio, un foro impotente per controversie che proliferarono rigogliose: in mancanza di elementi trainanti la costruzione della pace si irrigidì infatti in una quantità di dettagli che regolavano minutamente i nuovi confini, gli oneri di guerra imposti ai vinti e le varie garanzie. Così accadde a questa pace quel che accade a tutte le opere in cui c’è troppo poco cuore e troppo intelletto: non irradiava benessere, e dopo una breve esultanza neanche i vincitori ne furono mai soddisfatti.

Quella pace esercitò anche un effetto funesto, velenoso sulla politica degli stati, che considerava come qualcosa di secondaria importanza: offrì alimento a buon mercato alla viltà, alla vendetta, all’odio sanguinario e portò acqua al mulino della demagogia. Con il senso di poi ci accorgiamo di quanto fosse misero ogni beneficio assicurato da questa pace rispetto al danno che cagionò a tutti. Come la questione dell’appartenenza di Danzica da cui divampò la Seconda guerra: e città di tali dimensioni andarono in fiamme in una sola notte.

La pace di Versailles rese le frontiere solo più visibili. Lo squilibrio economico, monetario, commerciale nonché il riarmo, divenuto ancora più minaccioso dopo un breve periodo di fiacca, tradirono la crescente disgregazione dell’ordine del continente, che sempre più irrimediabilmente si spaccò nei suoi stati, poi, inconfondibili, affiorarono i segni della Seconda guerra: terrorizzarono gli uomini, ma in pari tempo li soggiogarono con fatale malia.

Ernst Junger, LA PACE, Guanda, 1993 (or. 1945), p. 39-40

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