Menu Pagine
TwitterRssFacebook
Menu Categorie

Pubblicato da il 29 Giu 2018 in Letture | 0 Commenti

Dall’azione ai “vani, sterili sogni” (C. E. Gadda)

Dall’azione ai “vani, sterili sogni” (C. E. Gadda)

Milano, 31 dicembre 1919

Un anno fa stavo per partire da Celle, per lasciare la baracca 15, l’odiato campo, lo squallore della sabbia e delle brughiere e la tortura della reclusione. Stavo anche per incontrare il più orrendo dolore della mia vita, quello che ha superato per l’intensità il tragico 25 ottobre 1917, che si è fuso con questo in una sola onda di atroce agonia. Riguardo e penso i ritratti del nostro Enrico adorato, e nella desolazione vorrei avere una fede, la certezza di rivederlo dove che sia. Ma non lo vedrò mai: il suo sorriso è cosa del passato indimenticabile. Egli è nel buio della terra, ai piedi delle montagne amate e sognate nello nostra giovinezza. Io sono qui per poco o per molto non so, a rimpiangere una luce scomparsa e a rivedere l’orrore della nostra fine, quel tragico 25 ottobre, quei monti, quegli aeroplani italiani che mi davano un ultimo addio (ero già prigioniero) e svanivano con la luce al di là della montagna verso Ovest. A rivedere il buio ritorno nella patria per me desolata, e la sua tomba deserta e lontana. La mia vita è inutile, è quella di un automa sopravvissuto a sé stesso, che fa per inerzia alcune cose materiali senza amore né fede.

Lavorerò mediocremente e farò alcune altre bestialità, sarò ancora cattivo per debolezza, ancora egoista per stanchezza, e bruto per abulia, e finirò la mia torbida vita nell’antica e odiosa palude dell’indolenza che ha avvelenato il mio crescere mutando le possibilità dell’azione in vani, sterili sogni.

C. E. Gadda, da Giornale di guerra e di prigionia, 1955

(* grazie ad Enzo Pancera, ndr)

Pubblica un Risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *