Menu Pagine
TwitterRssFacebook
Menu Categorie

Pubblicato da il 9 Gen 2017 in Chiesa | 0 Commenti

Don Carletti, il prete-soldato (M. Baroni)

Don Carletti, il prete-soldato (M. Baroni)

 

cartina-zugnaMonte Zugna

Don Carletti fu protagonista di un avvenimento che suscitò in tutti i soldati ammirazione e quasi una devozione verso di lui, così disponibile e generoso con loro e che, come si vedrà, rischiò la sua stessa vita pur di salvarli.

Quattro soldati, che si erano allontanati senza licenza dalle trincee dello Zugna, vennero fermati dai Reali Carabinieri della stazione di Ala e portati al comando. Trasferiti a Marani per essere processati, quando videro che i genieri avevano preparato alcune fosse, capirono che la loro condanna era già stata scritta. Erano i giorni terribili dei processi sommari e delle decimazioni, voluti dagli alti Comandi per tenere in riga i soldati sbandati e disertori, fatti considerati veri e propri omicidi di massa. Don Carletti, venuto a conoscenza dell’episodio, scese dallo Zugna e andò a difenderli, riuscendo a far commutare la condanna a morte in carcerazione per alcuni anni. Racconta il prete-soldato:

Una notte ebbi una visita improvvisa. Piombò nel mio ricovero il capitano Olivetti. Aveva la faccia stravolta. “Che cosa c’è?” domandai. “C’è – disse – che è arrivato l’ordine di fucilare i quattro soldati che hanno abbandonato la linea e sono stati fermati dai carabinieri di Ala”. “Vengo – dissi – ma per difenderli”. “Sei matto? – ribatté Olivetti – È un ordine del comando supremo. Vogliono dare l’esempio”. “Ti ripeto che vengo a difenderli”. “Bè – disse Olivetti – se è così t’accompagno”. I quattro soldati era stati stati fermati mentre andavano in licenza arbitrariamente. Credevano di avere diritto, più di quelli dei comandi che ci andavano sempre e non avevano sentito uno sparo.

Scendemmo dal fronte e camminammo tutta la notte. Arrivati a Marani, Olivetti avvertì il colonnello Banci, comandante dell’artiglieria di Malga Zugna, che ero venuto per difendere i “disertori”. Banci faceva parte del Tribunale Militare. Mi prese per un braccio e mi disse: “Carletti non faccia sciocchezze. Potrebbe costarle caro. È un ordine del Comando Supremo”. Lo guardai negli occhi: “Io li difenderò lo stesso”. Diventò pallido. Il Tribunale era riunito in paese, a ridosso di un muro. Il paese era squallido. C’era una piazza fangosa, una chiesa un po’ offesa dalle cannonate e un campanile che stava su per miracolo. I quattro “disertori” erano in riga davanti al tribunale. Parevano ombre. Cercai il loro sguardo, non so se mi videro. Di fianco, erano già state scavate le fosse. Il plotone d’esecuzione era pronto. Perché l’esempio fosse salutare, avevano convocato a Marani reparti di tutte le truppe della zona. Domandai la parola. I giudici del tribunale si consultarono. “Parli!” disse il presidente.

Le prime parole mi uscirono a fatica. “Se questi soldati avessero avuto la volontà di disertare – dissi – avrebbero potuto farlo a Passo Buole quando erano rimasti senza munizioni e senza ufficiali. Se il Tribunale vuole strappare alla Patria quattro ragazzi che sono sempre pronti a dare tutto se stessi, allora prima di sparare contro di loro, dovere sparare contro di me”. Andai accanto ai soldati e li coprii con le braccia in croce. Non ci fu condanna (vedi L. Romersa, L’Assalto alla baionetta del Cappellano Carletti, Tempo, 27 ottobre 1965, p. 50-52).

Don Annibale Carletti difese sempre i soldati, fu loro amico e, quando serviva, seppe anche essere Coscienza critica verso i superiori, fu un vero cristiano e mise a repentaglio la propria vita per salvare quella degli altri, come se volesse dire al Comando “Se qualcuno non ha commesso peccati scagli la prima pietra”.

Perché allora civili, militari e ambienti ecclesiastici hanno potuto criticare e calunniare questo fulgido esempio di servitore di Dio e della Patria? Un altro episodio, sul Trincerone dello Zugna, mette in evidenza l’amore del sacerdote per i soldati e la sua voglia di risparmiare vite umane per un’azione ardita molto rischiosa e umanamente impossibile:

Al Trincerone dello Zugna un comandante di battaglione aveva studiato e preparato un’azione per l’ambizione mal dissimulata di riuscire ad ottenere una medaglia al valore o una promozione. Io avevo radunato i cento soldati che dovevano compiere l’azione ardita, e ricordo che commentando, nell’imminenza dell’attacco, una frase evangelica, presente il comandante, dissi: Nessun uomo ha l’autorità né il diritto di gettare la vita dei soldati se non per qualche cosa che vale più che la loro vita, diversamente sarebbe un delitto verso la Patria, verso la natura e verso l’amore di una madre. Guai a coloro che cercano di acquistare col sangue degli umili il proprio onore (vedi Annibale Carletti, Con quali sentimenti son tornato dalla guerra, Roma, Bilychnis, 1919, p. 27-28).

L‘azione non si concretizzò. Se ci fossero stati altri Carletti sulle linee, forse il numero delle vittime e delle stragi, non avrebbe raggiunto cifre da vera e propria ecatombe.

Massimiliano Baroni, Il prete-soldato. Storia di don Annibale Carletti un eroe italiano, Ala, 2003, p. 58-59

don-annibale-carletti

 

Pubblica un Risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *