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Pubblicato da il 10 Ago 2015 in Letture | 0 Commenti

Dove la guerra finisce (E. Koppen)

Dove la guerra finisce (E. Koppen)

 

Non si è mosso. Il razzo si è spento. Ho iniziato a sentirmi malissimo. Sono strisciato di nuovo nella mia buca, avevo capito: era morto.

Nel frattempo avevo già visto molti morti, molti anche tra i miei compagni. Ma questo era macabro in una maniera insopportabile. Di continuo arrivavano razzi illuminanti, e di continuo quel volto. E ogni volta mi diventava più noto, e ogni volta mi restavano impressi dei dettagli. Alla fine sono approdato al folle pensiero che il morto là di fianco fosse proprio identico a me.

In quel momento ero così vicino a un cedimento dei miei nervi che volevo semplicemente balzare su, e gridare, e correre via. (…).

Alla fine, mi ero costretto a guardare il viso del morto in tutta tranquillità. Sì, mi somigliava davvero. Il giorno prima mi ero rasato, e avevo notato quanto in guerra a poco a poco il volto si indurisce. Piatto attorno alle ossa degli zigomi, gli occhi sprofondati, e le curiose pieghe che dal naso portano alla bocca contratta. Credo che la guerra finisca proprio lì, quando diventa inconfondibilmente chiaro che l’uomo, il singolo individuo, ammazza singoli individui. Perché io avrei potuto essere lui, lui poteva essere me, e allora che senso c’è, quale “inimicizia”?

Tuttavia, adesso che ero tranquillo, arrivavano i soliti pensieri: forse se la passa meglio lui di me, certamente questa notte non avrà avuto paura di me, e anche nelle prossime notti non dovrà avere paura di quelli che siederanno qui dopo di me.

Edlef Koppen, Bollettino di guerra, Mondadori, 2008 (or. 1930), p. 192-193

 

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