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Pubblicato da il 8 Ago 2014 in Chiesa | 0 Commenti

Grande Guerra, cristiani in trincea (M. Roncalli)

 

A un secolo dalla Grande Guerra si moltiplicano le riflessioni sul ruolo delle Chiese nel primo conflitto mondiale all’alba del ‘secolo breve’. Prendono parte a questo fare memoria forum di teologi, di ecclesiastici, testate cattoliche di approfondimento. (…) Assai diffusa la lettura pronta a cogliere il dato che la maggioranza dei cattolici, anche dopo le discussioni sulla liceità della guerra, giunta l’ora di combattere ‘tace e ubbidisce’, per dirla con padre Gemelli sul caso italiano. Lo mette bene in rilievo Alberto Guasco sull’ultimo Jesus. Invece, su altri temi le posizioni non sono affatto univoche. Così, se lo stesso Guasco, sulla rivista paolina, vede nel conflitto la ‘madre ‘ di tutti i nazionalismi, i genocidi, le violazioni dei diritti del ’900, con effetti che si trascinano ai nostri giorni, ecco invece che sul Regno monsignor Luca Ravel insiste su altre questioni. L’ordinario militare francese infatti, in un recente saggio per il quindicinale dei Dehoniani si chiede se – pur prendendo atto della coincidenza fra la fine della guerra da una parte, e dall’altra l’avvento del comunismo in Russia, del nazismo in Germania, del fascismo in Italia – le radici vadano ricercate non nella guerra bensì nella storia del pensiero filosofico europeo. Spingendosi a scrivere: «La gravità di quella guerra, e il suo fardello di morti, nascono direttamente dalle leggi di coscrizione obbligatoria, inventati dalla Rivoluzione francese e contro le quali papa Benedetto XV insorgerà con violenza». (…) Scandagliata in tutti i suoi significati la presenza del clero nelle trincee, e di una Chiesa che anche con i suoi cappellani, barellieri, combattenti, ha trasformato i campi di battaglia in campi di apostolato, si è interrogata sull’anima dei soldati, il loro spirito di cittadini e di cristiani, la loro trasformazione dell’amor di patria in nazionalismo, la separazione tra guerra e i valori morali – eccolo concentrarsi sul ruolo del pontefice che appena eletto sposa il partito della ‘pace giusta’ e sta solo ‘dalla parte di Dio’. Ravel sottolinea (citando Joseph Ratzinger) come l’imparzialità raccomandata da Giacomo della Chiesa fosse per lui tutto salvo indifferenza. Poiché Dio non accetta di scegliere un campo dove pure viene pregato per la vittoria.

Da qui il rimando a Blaise Cendrars («Dio è assente dai campi di battaglia») o a Maurice Barrès, che contro logiche pagane o da religione del sacrificio, non dimentica ciò che molti predicatori cattolici o protestanti hanno proclamato: «Non Dio con noi, ma noi con Dio», o «Si può pregare Dio, non per quell’esercito piuttosto che per quell’altro, ma per la salvaguardia della giustizia».

Marco Roncalli, Avvenire, 5 agosto 2014

 

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