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Pubblicato da il 9 Mar 2019 in Letture | 1 Commento

I frutti dell’ “odio incessantemente alimentato e pianificato” (S. Zweig)

I frutti dell’ “odio incessantemente alimentato e pianificato” (S. Zweig)

Se guardiamo all’Europa come ad in unico organismo spirituale – e a tal proposito, i duemila anni di civiltà costruita insieme ci danno piena ragione – non possiamo non ammettere che questo organismo, al momento attuale, è vittima di un grave turbamento interiore. In tutte, o quasi tutte le nazioni si manifestano i medesimi sintomi di un’intensa e improvvisa irascibilità, dovuta a grande affaticamento morale; una mancanza di di ottimismo, una diffidenza che esplode di colpo, che si accende per un motivo qualsiasi, un nervosismo e una mestizia che traggono origine dal senso di insicurezza generale. Le persone a livello interiore, così come le nazioni a livello economico, necessitano di uno sforzo costante per mantenere l’equilibrio; credono alle cattive notizie più che alle speranzose, e al confronto con le epoche passate sia gli individui che gli Stati sembrano inclini a odiarsi l’un l’altro, la diffidenza reciproca si dimostra smisuratamente maggiore della fiducia, l’Europa tutta è dominata da uno stato d’animo di nervosismo da fohn e da scirocco, che inibisce il piacevole gioco delle forze libere, depone l’umore e, senza stimolare un’azione concreta, irrita pericolosamente i nervi.

Che questa tensione continui a rappresentare un arresto della circolazione sanguigna dovuta alla guerra è troppo evidente per necessitare di ulteriore dimostrazione. Gli anni della guerra hanno abituato le persone di ogni nazione a tensioni emotive più elevate e più violente. Poiché non si possono condurre guerre con freddezza e insensibilità, né esse rappresentano esempi contabili di numeri e macchine, per portare a termine un periodo tanto spaventoso e lungo come i quattro anni di guerra mondiale è stato necessario un apporto enorme di più intensa passione. In ogni Stato si è reso necessario un certo dumping, un costante rinfocolamento degli istinti di odio, collera, rancore, così da convincere i partecipanti della necessità di impiegare continuamente la massima intensità di sentimento, perché, stando alle parole di Goethe, l’entusiasmo “non è come un’aringa che tieni sotto sale per un paio d’anni”; di per sé, esso è solo un breve stato emotivo, un superlativo psicodinamico, e questo breve periodo ha necessità assoluta di dilatarsi e prolungarsi. E così, in ogni nazione, è stato incessantemente alimentato e pianificato un odio sempre nuovo verso il nemico, milioni di individui in realtà indifferenti costretti a un dispendio emotivo in odio superiore a quello che si confaceva al loro organismo e alla loro natura. A pace conclusa, questo dovere all’odio è stato di colpo eliminato e dichiarato inutile. Ma un organismo, una volta che si è abituato, non riesce di punto in bianco a rinunciare alla droga. Il corpo di colui che per anni ha assunto in continuazione narcotici o stimolanti non può, da un momento all’altro, passare alla rinuncia totale, e così – non neghiamolo – in questa generazione l’esigenza di una tensione politica, di un odio collettivo rimane latente.

Stefan Zweig, APPELLO AGLI EUROPEI, Skira, 2015, p. 51-53 (* il testo è del 1932)

1 Commenti

  1. Molto bello questo articolo, in quanto mi ha aiutato a comprendere una delle maggiori cause dell’evento del fascismo.
    Ma anche di tutte le guerre in generale.
    Forse i veri nemici sono nel nostro cuore, questi sono i veri nemici da combattere.

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