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Pubblicato da il 10 Ago 2015 in Letture | 0 Commenti

“Il dilemma più rivoltante della guerra” (E. Koppen)

“Il dilemma più rivoltante della guerra” (E. Koppen)

 

Poi si alza, si mette a gambe larghe, le braccia con le larghe mani divaricate, sul piano del tavolo, guarda nel vuoto, dice: “Mmh, Reisiger, credo che il Buon Dio l’abbia abbandonata. Lei è, mi sembra, già completamente pazzo. Ma Cristo Santo, come può mai immaginare di diventare ufficiale, se dice: non ne posso più, o non voglio più. Questa è una sciocchezza senza senso! E anche se lei è serio – Reisiger, una cosa del genere non la si può dire. Onestamente: le è mai capitato una qualche volta, intendo dire a lei, individualmente, di dover ammazzare qualcuno? Voglio dire: a noi artiglieri, proprio da questo punto di vista ci va particolarmente bene. Perlopiù noi facciamo fuoco senza vedere dove il colpo cade e su chi cade. Non è vero? E dunque, lei può infischiarsene. Del resto: chi non uccide, verrà ucciso. Ebbene, preferirebbe forse una cosa del genere?”.

Ed ecco di nuovo la questione. Su questo Reisiger ha riflettuto mille volte, chi non uccide viene ucciso. Forse preferirei questo? No. – Questo è il dilemma più rivoltante della guerra: quando davanti a te c’è il nemico con la sua baionetta, vorresti che fosse lui tu a piantartela nella pancia o piuttosto non gli spaccheresti tu la testa? E vivere.

Mi perdoni, signor sottotenente – non lo so.”

Vorrebbe aggiungere: forse è meglio che io rinunci a diventare ufficiale. Perché penso che per me sarebbe orribile, fino a farmi impazzire, avere la responsabilità di cento uomini che obbediscono ciecamente ai miei ordini, che ammazzano o vengono ammazzati. Ed è questa la sola cosa che importa.

Edlef Koppen, Bollettino di guerra, Mondadori, 2008 (or. 1930), p. 281-282

 

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