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Pubblicato da il 9 Gen 2015 in Obiettori | 0 Commenti

Il disertore (C. Battaglia)

Il disertore (C. Battaglia)

 

Ragazzino di dodici anni, ascoltando ciò che i grandi dicevano – soprattutto coloro che già erano stati in guerra a combattere – mi è rimasto in mente il racconto da uno degli operai, un certo Nino, di soprannome Pozzallese, che durante la prima guerra mondiale aveva combattuto in trincea sul Carso.

La trincea era poco distante da quella dei nemici. In una notte di luna, mentre era di vedetta, vide uscire da una postazione austriaca un soldato che sventolava, in segno di resa, un fazzoletto bianco. Nino tenendolo sempre sotto tiro lo lasciò avvicinare pensando che si volesse consegnare come prigioniero, ma non fu così, quell’uomo era solo affamato: da due giorni non aveva preso cibo, e facendo segno che voleva qualcosa da mangiare porgeva in cambio due sigari. Nino gli fece intendere con gesti, di aspettarlo, fra mezz’ora, nel sentiero lì vicino, quando avrebbe smontato di servizio. L’incontro avvenne puntualmente: Nino gli portò due gallette che quel povero uomo divorò in due secondi abbracciandolo come fratello. Poi abbozzarono una conversazione: l’austriaco aveva quattro figli, Nino ne aveva tre, si promisero di non spararsi, puntando solo in alto e si salutarono come due vecchi amici.

Il giorno successivo il comandante italiano diede l’ordine di attaccare – forse aveva saputo che i nemici erano in difficoltà per mancanza di viveri. La battaglia fu aspra e sanguinosa, ci furono molte perdite umane d’ambo le parti. Gli italiani riuscirono ad occupare la trincea nemica. Quando si fece la conta erano morti quattro italiani e sette austriaci e tra questi “l’amico” di prima.

Concludendo il suo racconto Nino disse: «Non so perché ho pianto di più per quell’austriaco che per i miei compagni italiani. Di lui sapevo che aveva quattro bambini e pensando ai miei bambini temetti che quella sventura sarebbe potuta capitare anche a me, e da quel momento decisi di disertare e in un momento di confusione tagliai la corda. A piedi, col passaggio di qualche carretto, dal Carso arrivai a Scicli, restando sempre nascosto, perché disertore, fino alla fine della guerra, quando avvenne l’amnistia.»

Nino col suo racconto voleva far capire, a chi era favorevole alla nuova guerra, che scatenare un conflitto non è mai un bene, perché al di là dei vantaggi politici che potrebbe portare è sempre un evento drammatico e disastroso che bisogna fare tutto il possibile per scongiurarlo.

da “Il coraggio di essere” autobiografia di Carmelo Battaglia (Ragusa), contadino

(* si ringrazia della segnalazione Giovanni Firrito)

 

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