Menu Pagine
TwitterRssFacebook
Menu Categorie

Pubblicato da il 29 Nov 2014 in Frammenti | 0 Commenti

Il milite ignoto: la nuova divinità (L. Zoja)

 

Mentre, nella guerra del 1870 i morti francesi e tedeschi spesso venivano sepolti assieme, la Grande Guerra istituì l’apartheid dei cadaveri. Poiché essi sono sepolti fuori dalle mura, negli abitati si costruiscono monumenti ai morti, che s’impongono ai vivi; ma, essendo anonimi essi sono sottratti al culto delle famiglie e assoggettati a quello della politica.

L’inflazione si monumenti ai caduti e la sacralizzazione del milite ignoto è una invenzione moderna che irrompe nell’immaginario collettivo alla fine della prima guerra mondiale. Essa cerca di recuperare senso a un conflitto insensato, sacralità al mondo profano e profanato. Figura di cui non si può né riprodurre l’immagine, né dire il nome, sottratta al tempo e alla storia, affidata all’immortalità e all’assoluto, il milite ignoto cerca di arrestare la caduta del cielo in una società che si secolarizza. Ma può farlo? Il nuovo oggetto di venerazione non è più in alto, come la divinità. È sottoterra, come gli inferi. Silenziosamente, continua a esistere, mescolato ai vermi dei campi di battaglia. Sopravvive in negativo: non nella vita, ma nella guerra e nella morte.

Tuttavia l’informazione prevalente che continuiamo a ricevere – da bambini a scuola, da adulti guardando lo schermo, leggendo, visitando monumenti, musei e luoghi storici – corrisponde ancora alla retorica delle gloriose battaglie e le cita instancabilmente come esempio.

Luigi Zoja, Paranoia. La follia che fa la storia, Bollati Boringhieri, 2011, p. 165

 

Pubblica un Risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *