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Pubblicato da il 31 Lug 2018 in Storia | 0 Commenti

Il poderoso lavoro della morte (L. Del Boca)

Il poderoso lavoro della morte (L. Del Boca)

Nell’estate del 1915, centinaia di cadaveri rimasero a disfarsi nella calura dell’estate carsica. Una cappa soffocante. L’aria avvelenata dalla putrefazione faceva impazzire i superstiti. Peggio della paura e della noia, della nostalgia e della rassegnazione. Perché quel tanfo era vissuto come simbolo e anticipazione di quello che sarebbe capitato.

La pietraia del Carso era diventata un cimitero a cielo aperto.

Sotto il sole cocente d’agosto, i cadaveri appestavano l’aria. Ne abbiamo due appena 30 centimetri dai nostri piedi…. Due bambini: 19 anni. Uno biondo l’altro bruno. Hanno il viso tumefatto. Non possiamo toccarli. Il nemico tira pure alle nostre ombre. Si avrebbe un mezzo atto per disfarci dei due cadaveri: basterebbe che li spingessimo poche decine di centimetri sull’orlo che apre la conca sottostante… Ma chi osa fare ciò? Nessuno di noi pensa ad eseguire quanto sarebbe indispensabile. Si commetterebbe una profanazione sui due morti! Con due teli da tenda li copriamo e continuiamo a vivere accanto ad essi.”

Italiani e austriaci, a strati, uno sopra l’altro, a cercare le battaglie con le quali, in un andirivieni apparentemente senza fine, conquistavano, perdevano e riconquistavano pezzi di sassi.

Ho tanto bisogno di dormire! Ho la sensazione di sentire sotto il corpo un bel morbido giaciglio, parmi essere coricato su un letto di piume. La stanchezza e l’oscurità non mi danno il tempo di pensare, né d’osservare su cosa sono coricato… Albeggia. Scorgo alla prima luce incerta di quest’alba una forma umana stesa ai miei piedi. Osservo meglio; mi chino… orrore …ho dormito sopra un cadavere austriaco… le mie mani … gli abiti… tutto intriso di sangue umano, del sangue del nemico morto, con terrore mi allontano dal cadavere…. Ma qui, cadaveri austriaci sono sparsi ovunque. La morte ha svolto un poderoso lavoro” (* le precedenti citazioni sono tratte da N. Maranesi, Avanti sempre. Emozioni e ricordi della guerra in trincea, 1915-1918, Bologna 2014. L’autore cita il diario di di Agostino Tambuscio, classe 1877).

La necessità di sopravvivere faceva sì che il disgusto prevalesse sulla pietà.

Sul terreno restavano ancora molti cadaveri. Poveri corpi caduti nel pieno della stanchezza. I morti dei grandi combattimenti non conoscono la maestà del riposo eterno. Una odore nauseabondo faceva rivoltare lo stomaco.”

La puzza entrava nel cervello, impregnava gli abiti, e ognuno si aspettava di fare la stessa fine. Quei cadaveri sfatti e brulicanti di vermi rappresentavano l’immagine della propria fine. “Quando toccherà a me? Sarò io il prossimo?”

Lorenzo Del Boca, Il sangue dei terroni, Piemme 2016, p. 97-98

Foto di Giorgio Longo

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