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Pubblicato da il 9 Gen 2015 in Storia | 0 Commenti

“Il profumo del momento” (G. De Martino)

“Il profumo del momento” (G. De Martino)

 

Il giornalista Luigi Barzini spiegava in una “conversazione scientifica” dell’ ‘Illustrazione Italiana’ dal titolo Trincee dell’animale e trincee dell’uomo, che i soldati potevano ben adattarsi alla trincea visto che molti animali (“tra i quali uno solo bastava ricordare: il grillo talla”) vi si trovavano a loro agio. Sfidando l’odio profondo che i poveri fanti nutrivano per i giornalisti che frequentavano le zone di guerra, “Barzino” forse aveva colto la tremenda realtà della trincea. Ma si guadava bene, nello stordito fervore patriottico in atto nel Paese, di descrivere il tanfo dei disinfettanti che prendeva alla gola, e che serviva solo ad aumentare e rendere intollerabile quello dei cadaveri e della sporcizia di ogni genere che si accumulava a terra (rifiuti e feci: in trincea non c’erano gabinetti, ma solo buchi scavati nel terreno sui quali i fanti si accosciavano), ghiotto richiamo per milioni di grossi topi.

Quella guerra odorava di cloro e di marciume, di fumi pestilenziali e di cadaveri negli angoli, infermerie oscure piene di feriti gravi e sacchetti di sabbia ai bordi delle trincee, dai quali quando pioveva scorrevano rivoli d’acqua rossastra, per il sangue raggrumato di cui erano intrisi.

In questi luoghi e nel tempo in cui le persone non hanno altra preoccupazione che se stessi, i nasi erano desti e vigili per captare un odore che sorprendeva per la sua originalità: talvolta nelle trincee si riceveva una granata che diffondeva un forte odore di etere e di mela renetta. Era un odore pungente che faceva salivare e lacrimare, mentre si cercava invano di rinviare colpo su colpo lo stesso prodotto.

Mentre nelle zone di guerra venivano sperimentate le prime bombe chimiche prodotte su scala industriale, la società Carlo Erba di Milano faceva la pubblicità a una nuova acqua di colonia: “Assalto!”, definita “il profumo del momento”. (La borghesia è sempre in fregola di pulizia, anche durante le guerre!). Niente in confronto agli occhi dei poveri fanti che bruciavano, quando in trincea si diffondeva un odore di etere e di mela renetta.

La vita prolungata in trincea, oltre agli effetti materiali che produceva nell’organismo, era resa tormentosa dall’attesa di correre a un attacco o subirlo e ciò per delle ore, delle giornate, il naso all’erta per percepire l’odore singolare di una nuova arma, contro cui spesso i fanti furono esposti senza maschere: le bombe chimiche.

Era qualcosa – come viene detto da un fante nel film Gli occhi che bruciano di Laurent Roth – di molto più terrificante, molto più glorioso e molto più sporco e molto più puzzolente di quanto si possa immaginare”.

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Gianni De Martino, Odori. Entrate in contatto con il quinto senso, Apogeo, 1997, p. 196-197

 

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