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Pubblicato da il 25 Giu 2015 in Chiesa | 0 Commenti

Il ripensamento di alcuni cappellani militari (B. Bignami)

Il ripensamento di alcuni cappellani militari (B. Bignami)

 

Le Memorie del bresciano don Peppino Tedeschi raccontano diversi episodi coinvolgenti sulla disumanità della guerra. Nella sua narrazione tornava spesso la riflessione sul vedere l’uomo ridotto allo stato animale: “Giorno per giorno ci si accorge di diventare dei puri e semplici animali”. Il dramma si aprì dal trasferimento nel campo di concentramento: durante il viaggio era impossibile scendere dia vagoni scoperti per fare i propri “bisogni corporali”. Così il carro si ridusse a un letamaio. Anche quei pochi ufficiali che sognavano la prigionia come una liberazione si convinsero presto che sarebbe stato meglio cadere in trincea. L’uomo non si riconosceva più nei panni della bestia.

Quali insegnamenti dalla Guerra – si chiese don Piantelli – Che l’uomo è sempre più belva? Che l’ammazzarci l’un l’altro è un dovere? Che nel sangue e col sangue si svolge il progresso della civiltà? Se la mente umana arriva a questi pervertimenti ed a queste aberrazioni anche la buona logica è una chimera e noi siamo degli imbecilli patentati (F. Piantelli, Un sepolcro ed un’anima, Alba, Scuola Tipografica Editrice, 1925, p. 111).

Bruno Bignami, La Chiesa in trincea. I preti nella Grande Guerra, Salerno editrice, 2014, p. 97

 

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