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Pubblicato da il 24 nov 2017 in Storia | 0 Commenti

La difficoltà di mettersi di discussione (M. Mondini)

 

Attilio Frescura avrebbe messo in burletta il deprimente spettacolo di un’armata completamente impreparata alla modernità nel suo Diario di un’imboscato, forse non il testo più rabbioso ma certamente quello più sarcastico tra le memorie dei combattenti:

Il 29 venne dato l’ordine di attacco. Si prepararono e si chiusero i cofani contenenti le più inutili cose di guerra. E si presero delle provviste per vivere i giorni di marcia necessari per arrivare a Trento. Lo stato maggiore, parte in automobile e parte a cavallo, si mosse. Si videro ufficiali carichi di carte topografiche, di binocoli, fasciati di cinghie lucide e armati di speroni correre con aria preoccupata (….). Qua e là qualche elmo lucente di cavalleria. (…) La mina, qualche fucilata, qualche reticolato in embrione, quei feriti e qualche morto turbarono lo stato maggiore che credette di aver sostenuto una grande battaglia. Il comando esausto diede l’ordine di sospendere l’ “avanzata”. I soldati, storditi, tornarono alle trincee in cerca degli ufficiali, trafelati, corsero affannosamente in cerca dei reparti, nei quali era avvenuto un frammischiamento fantastico.

C’è qualcosa di grottesco nel ripensare oggi alla condotta di molti professionisti delle armi del 1915. La lezione della guerra di trincea in Francia non era stata capita (o forse non si era voluto capirla, considerato che metteva in discussione decenni di formazione e di etica militare) e, del resto, Cadorna era il primo a voler interpretare le (poche) notizie a disposizione attraverso il proprio dogmatismo e i propri pregiudizi: nella primavera 1915, mentre gli eserciti sul fronte occidentale vivevano nelle trincee da mesi, il generalissimo italiano parlava ancora nella sua famigerata Libretta rossa di manovra e assalti frontali come mezzo di risoluzione delle battaglie. Dovette passare la prima estate di guerra, prima che gli assiomi della dottrina militare ottocentesca (il piglio eroico degli ufficiali, che dovevano essere sempre ben visibili in testa alle truppe, per dirne una) cominciassero quantomeno a essere messi in discussione.

Marco Mondini, Andare per i luoghi della Grande Guerra, Il Mulino, 2015, p. 54-55

 

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