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Pubblicato da il 27 Set 2018 in Frammenti | 0 Commenti

La felicità – con la Prima guerra mondiale – è scomparsa (S. Freud)

25 novembre 1914

Vienna, IX, Berggasse 19

Cara signora (…).

Non ho dubbi che l’umanità riuscirà a rimettersi anche da questa guerra; tuttavia so per certo che né io né i miei contemporanei rivedremo mai più un mondo felice. Tutto è troppo orribile; ma quel che è più triste è che le cose vano esattamente come avremmo dovuto immaginarle in base a quanto le attese suscitate dalla psicoanalisi ci hanno insegnato sugli uomini e sul loro comportamento. È questo atteggiamento nei confronti del genere umano ad avermi sempre impedito di condividere il Suo sereno ottimismo. Nel segreto del mio animo ero giunto alla conclusione che, se ravvisiamo nella nostra civiltà attuale, che è di tutte la più elevata, soltanto una gigantesca ipocrisia, è evidente che non siamo organicamente idonei per questa civiltà. Non ci resta che abdicare, e il Grande Sconosciuto, persona o cosa, che si nasconde dietro al Fato, ripeterà in futuro l’esperimento con un’altra razza.

So che la scienza è morta solo in apparenza: l’umanità sembra invece essere morta davvero. È consolatorio che il nostro popolo tedesco sia stato quello che meglio s’è comportato in queste circostanze; forse perché è sicuro della vittoria. Il commerciante, prima della bancarotta, è sempre un imbroglione.

(…)

Due miei figlioli sono sotto le armi, entrambi ancora in fase di istruzione come artiglieri in città di provincia.

La saluto cordialmente e penso con piacere che a guerra finita il bisogno di vederci sarà incontenibile.

Suo devoto

Freud

(* Lettera di Sigmund Freud a Lou Andreas Salomé, ora in Sigmund Freud – Lou Andreas Salomé, Eros e conoscenza. Lettere 1912-1936, a cura di Ernst Pfeiffer, Universale Bollati Boringhieri, 2010 p. 17-18)

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