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Pubblicato da il 20 Nov 2016 in Storia | 0 Commenti

La Grande Guerra: “un’oscura e indecifrabile vicenda” (E. Franzina)

La Grande Guerra: “un’oscura e indecifrabile vicenda” (E. Franzina)

 

Non che i soldati, per il resto, avessero smesso di mugugnare e di protestare in varie forme contro il protrarsi di una mattanza che sembrava non volesse mai finire, ma arrivati a questo punto avevo capito anch’io che c’erano infiniti modi, più o meno quanti eravamo noi, di reagire o, più spesso, di rassegnarsi, promesse o non promesse, a un destino apparentemente ineluttabile. Ognuno che ci andò fece la propria guerra secondo le sue condizioni, l’età, le cose che aveva dovuto lasciare, la maturità o le conoscenze che aveva, ma il filo conduttore fu comune. Se mi si chiedesse che cosa ciò abbia significato potrei dare un’unica risposta ossia che al pari degli altri vissi quel tempo non propriamente come un tempo di guerra anche perché, lo si è visto, ero tutto il contrario di un eroe. Lo vissi invece come l’oscura e indecifrabile vicenda che mi era capitato di avere in comune – necessariamente alla pari – con un’immensa quantità di uomini come me, compresi, s’intende, i cosiddetti nemici. Da qui, credo, le più diverse forme dell’arrangiarsi per sopravvivere sapendo di potere, da un momento all’altro, anche morire.

Persino i più riottosi, che a volte avevano accarezzato propositi autolesionistici e gesti clamorosi e avventati come quello di disertare, ovvero di farsi prendere prigionieri dal nemico, scemarono a un certo momento di numero. Da un lato perché con Diaz qualcosa davvero aveva cominciato a cambiare e da un altro perché adesso erano semmai gli austriaci a consegnarsi assai più spesso, per fame o per paura, nelle nostre mani.

Emilio Franzina, La storia (quasi) vera del milite ignoto, Donzelli, 2014, p. 244

 

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