Menu Pagine
TwitterRssFacebook
Menu Categorie

Pubblicato da il 29 Nov 2014 in Storia | 0 Commenti

La grande novità: la propaganda di giornali e poesie (L. Zoja)

 

I nuovi unni calano nella mente e si chiamano giornali. In un’epoca in cui lo studio dei mass media era ancora lontano quanto la luna, Karl Krauss li accuserà di approfittare del conflitto e, circolarmente, di alimentarlo, “intingendo le penne nel sangue e le spade nell’inchiostro”. Come il riunirsi di individui in una folla abbassa l’intelligenza al livello inferiore dei suoi componenti, così il moltiplicarsi della parola scritta in stampa quotidiana rattrappisce il discorso collettivo al minimo comun denominatore populista e l’orizzonte temporale a quello della sua mediocrità: alla giornata. (…).

È stato calcolato che, nell’agosto del 1914, le poesie scritte in Germania per esaltare la guerra furono mezzo milione. Secondo altre fonti furono 50.000 al giorno, cioè addirittura 1.500.000. In Gran Bretagna furono pubblicati 3000 volumi di poesie belliche. Un diluvio di carta che non ha alimentato la storia della letteratura ma quella della psicopatologia. La grande novità della prima guerra mondiale è dunque la mobilitazione propagandistica. Questa, unita alla leva di massa e ai progressi tecnologici, inaugura la grandiosa industrializzazione del conflitto. La dimensione industriale della guerra richiede che essa sia totale e senza scrupoli, perché è circolarmente vincolata alla diffusione di luoghi comuni propagandistici pure senza scrupoli e totalizzanti. Oggi siamo ben consapevoli dello stretto legame tra mercato di massa e manipolazione del pubblico. Esso vale in guerra come in pace, ma fu la Grande Guerra a renderlo strutturale.

Luigi Zoja, Paranoia. La follia che fa la storia, Bollati Boringhieri, 2011, p. 150

 

 

 

Pubblica un Risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *