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Pubblicato da il 29 Giu 2018 in Letture | 0 Commenti

La guerra come ripetizione (A. Panzini)

La guerra come ripetizione (A. Panzini)

Ma perché questa guerra?” interruppi io.

“La causa perché sono sempre avvenute le guerre” risponde Serra, con la stessa voce mite e quasi rassegnata con cui modulava la sestina del Petrarca. “Si ricorda il ver sacrum, le primavere sacre dei Romani? I nomi delle cause sono mutati, ma la causa rimane sempre la stessa! Il popolo tedesco è come un bambino che è cresciuto in proporzioni gigantesche. Sente la necessità di spezzare i suoi vestiti che non lo contengono più. Come la biscia esce dalla vecchia pelle, come l’aragosta abbandona la vecchia crosta…”

“Allora qualcosa di automatico…”

“Tutta la vita se la guardiamo al di là della superficie parvente, è formata dalla ripetizione di antiche consuete piccole azioni automatiche: coltiviamo le stesse biade, mangiamo gli stessi frutti come tremila anni fa, ubbidiamo alle stesse necessità filosofiche, affettive, illusorie: umanità che è vissuta, e non ha mai fatto troppa osservazione dove è vissuta, perché è vissuta, come è vissuta”.

Alfredo Panzini, da Il romanzo della guerra nell’anno 1914 (1915)

(* grazie ad Enzo Pancera, ndr)

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