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Pubblicato da il 18 Gen 2021 in Letture | 0 Commenti

“La guerra è l’orrore”: la svolta del 1914 (M. Bellet)

Nel XX secolo è avvenuto un fatto fondamentale: abbiamo finalmente sperimentato l’orrore della guerra. Abbiamo visto non soltanto i suoi aspetti orribili, visibili anche prima, ma essa ci è apparsa come l’orrore stesso. Una conseguenza, almeno parziale, dei nostri progressi tecnici,  che culminano con Hiroshima. La grande svolta, però, è stata la guerra del 1914, anche se i contemporanei non se ne sono resi conto, o comunque non tutti. La guerra si rivelava come distruttrice degli esseri umani e distruttrice degli stessi sopravvissuti, in quanto li aveva fatti partecipare all’orrore, sottomettendosi ad un potere che appariva, a cose fatte, come il potere della stessa morte, la grande morte che sa avvelenare e render immonda la vita dei viventi. I poteri visibili, i governi, il denaro, i grandi deliri ideologici sono soltanto fumo di fronte a ciò che si rivela come il loro padrone assoluto: “Finalmente – diceva Stalin – è la morte che vince”. Aveva vinto fin dall’inizio. La guerra, nobile guerra, aveva finito con l’inabissarsi nell’abominio dei campi della morte, oppure, altra faccenda, nel terrorismo suicida, fanatico e disperato.

 

Maurice Bellet, “Non sono venuto a portare pace…”. Saggio sulla violenza assoluta, Edizioni Messaggero Padova, 2012 (or. 2009), p. 131

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