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Pubblicato da il 7 Nov 2018 in Letture | 0 Commenti

La guerra: mostro che inghiotte e non restituisce (M. Bubola)

La guerra: mostro che inghiotte e non restituisce (M. Bubola)

Maria* guardò a destra verso la navata laterale e vide uno sprazzo del pavimento, con le piccole pietre che componevano l’antico mosaico della basilica* sulle Storie di Giona, e immaginò che fossero dodicimila a comporre la rappresentazione della morte e della resurrezione attraverso le immagini della pesca in mare. Nonostante la chiesa fosse stipata di gente e il pavimento fosse quasi interamente coperto dalle panche e dagli inginocchiatoi, dal lungo tappeto rosso al centro della navata, da mucchi di fiori e da file di bandiere, Maria vide per intero il mosaico. Il profeta su una barca che viene inghiottito dal mostruoso esce pistrice e poi rigurgitato dallo stesse pesce sulla terra e infine lo si vede disteso e sorridente sotto una ricca pergola d’uva e zucche pendenti. Ricordò anche quello che le disse un giorno il suo parroco per spiegargli la scena del pavimento. Il prete le disse che nella Bibbia si racconta di quando Giona rimase per giorni e tre notti nel ventre dell’enorme pesce e venisse poi rigettato sulla terra sano e salvo. Il mostro è la morte, Cristo vince la morte e quindi l’enorme pesce lo deve ridare alla terra che rappresenta la vita. Il pergolato infine è il riposo eterno del paradiso.

Come la tessera colore scarlatto della tua breve vita, hai aiutato a comporre un mosaico che descrive un cielo in confusione, colmo di nuvole nere e di umane croci. Come se ancor oggi ci fosse bisogno di ricordare il Calvario. Non deve tornare mai più! Solo che questo mai più si scrive solamente col sangue e il sangue si dilava dalle pietre come dalla memoria degli uomini. Rimarranno invece tutti questi orfani che oggi fanno da corona ai funerali e tutte queste nostre vecchie lacrime bere che brillano. Chissà che ricordino quei pochi che decidono per i tanti che queste ecatombi non debbano più accadere, ma forse questo avverrà più facilmente quando quei pochi perderanno i loro figli o i loro fratelli, allora e forse solo allora anch’essi capiranno il vero prezzo della guerra.”***

Massimo Bubola, Ballata senza nome, Frassinelli, 2017, p. 128-130

* Si tratta – nel racconto dell’autore – di Maria Bergamas, la madre di un caduto friulano incaricata, nel 1921, di scegliere una delle undici bare di un “milite ignoto” che sarebbe, poi, stata portata a Roma, per essere custodita nell’Altare della Patria (ndr)

** Si tratta del pavimento della basilica di Aquileia (ndr)

*** L’autore immagina che dalla bara davanti alla quale, di volta in volta, si trova per la scelta, il soldato defunto le parl (ndr)

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