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Pubblicato da il 29 Giu 2018 in Storia | 0 Commenti

La guerra naturale (R. Serra)

La guerra naturale (R. Serra)

A Giovanni Papini, 12 luglio 1915

[…] Ora son qui, sulla spalliera di un fosso, davanti alla buca che mi serve da riparo, a 200 metri dalle trincee nemiche, un po’ arrostito dal sole, un po’ distratto da tutta la ferraglia che ci sentiamo carreggiare, oscillante, panciuta e asmatica, sopra la testa; e mi par un sogno di scrivere e di parlarvi ancora. Qui si pensa al massimo a quel che accade da un’ora all’altra; al nemico e alla guerra non si bada neanche più; tanto è cosa naturale. L’aspirazione più ricca è un po’ d’acqua o una caramella. Vita fanciullesca, assolutamente, se non si vedessero queste facce scavate e invecchiate.

Al fratello Nino, 14 luglio 1915.

Caro Nino […] è certo che ci si abitua subito [* alla trincea, ndr] e poi si scoprono in certe cosette da nulla delle ragioni insospettate di benessere. E si è così assorbiti da quel che si deve fare o che vi passa vicino d’ora in ora, che non si ha tempo di riflettere o di badar molto neanche alla stanchezza o al pericolo. Tutto finisce per sembrar naturale, e nessuna vita è più facile di questa: ciò non toglie di vedere e di sentire anche altro, che non si scrive: anche tu vedi uomini e cose senza illusioni. La faccia della guerra, quando la fissi da vicino e senza velo, non ti mette voglia di chiacchierare…

Renato Serra, da Lettere in pace e in guerra, a cura di M. M. Cappellini, 2000

(* grazie ad Enzo Pancera, ndr)

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