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Pubblicato da il 9 nov 2017 in Letture | 0 Commenti

La guerra si attacca alle ossa  (P. Malaguti)

La guerra si attacca alle ossa (P. Malaguti)

 

Il Vecio sente di essere cambiato in qualcosa. Prima, di là dalla Piave, era in qualche modo nuovo anche lui. Era del gruppo che ha imparato a fare la guerra un po’ alla volta, nelle doline e nelle trincee bianche. Era per così dire a casa sua, quella guerra era sua madre. Ora, dopo il ripiegamento, su quel fiume nuovo e di fronte a quei nuovi morti di diciott’anni, si sente effettivamente vecchio. E questo significa che in primo luogo quella guerra la sente meno sua, si sente come se fosse anche lui un profugo, visto che la sua casa erano le trincee lasciate sull’Isonzo. E in secondo luogo si sente responsabile di tutti quei morti. Non glie era mai capitato, nemmeno con i dio mama. Ora sì. Sono troppo giovane quei putèi, e lui sa troppe cose, tutte incancrenite nella sua testa e nelle sue ossa, e questo è un bene e un male, perché da un lato è quella cancrena di guerra che lo lascia vivo di battaglia in battaglia, ma dall’altro il Vecio capisce bene che, se mai la guerra finirà e se mai lui sarà vivo per vederne la fine, non potrà levarsi la divisa lurida, farsi un bagno di acqua e sale, lavare via le croste di fango e riprendere da dove ha lasciato la sua vita il 23 maggio del ’15.

Per un po’ di tempo ha provato a raccontarsi questa bugia, che la sposa si farà baciare come prima, che sotto le coperte, nel gran letto del matrimonio, dimenticherà un po’ alla volta, come si butta fuori il sudore di una brutta febbre terzana. Ma poi ha bene inteso che la crosta del combattimento si era fatta troppo spessa, era diventata osso nell’osso, innervata nella carne. Sarebbe rimasto il Vecio per sempre.

Paolo Malaguti, Prima dell’alba, Neri Pozza, 2017, p. 198-199

(Dal repertorio del lessico di trincea; nel libro)

*dio mama: soprannome dato dai veterani del fronte alle nuove leve

Otto Dix - Il pasto in trincea

FOTO, qui e in evidenza: Otto Dix, Il pasto in trincea

 

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