Menu Pagine
TwitterRssFacebook
Menu Categorie

Pubblicato da il 2 Mag 2017 in Letture | 0 Commenti

“La guerra, specialmente quando si è vincitori, è una cosa terribile” (V. Brittain)

 

Durante la messa del mattino, nella cattedrale di Colonia, rimanemmo nascoste sotto le alte finestre tra la congregazione stipata di uomini e donne logori e stremati, con i volti infossati stoicamente privi di emozione mentre cantavano in armonia con la splendida musica che si diffondeva attraverso gli archi vibranti sulle loro teste. In mezzo a quella pallida folla di tedeschi, tutti che cantavano, trovai incredibile che il mondo potesse essere stato com’era dieci anni prima: mi domandai che genere di male poteva mai esserci stato lì, a far sì che Edward e Roland fossero morti per distruggerlo? Quale nemico poteva mai essere esistito il cui annientamento giustificasse la perdita anche di un solo soldato? Dopotutto era meglio, a quel punto, per i nostri morti – che erano così tanta parte di noi, e che adesso erano esclusi dalla nostra esperienza postbellica senza potere sapere che avevamo “vinto” – che non potessero tornare e vedere, sul volto dell’Europa segnato dalle cicatrici, il risultato dei loro giovani ideali di “eroismo astratto”. Quanto era stato futile il loro sovrumano coraggio! Alla fine non aveva portato a nulla, se non a un gesto appassionato di negazione… la negazione di tutto ciò che i secoli ci avevano insegnato attraverso lunghe eternità di dolore.

(…).

Mi domando se ci piacerebbe essere un popolo conquistato” scrissi il giorno dopo sul diario. “Ritrovarmi in mezzo a un’intera popolazione che mi considera con tanta amarezza mi fa star male… La guerra, specialmente quando si è vincitori, è una cosa terribile. C’è una strana mancanza di dignità nella conquista… la rassegnazione monotona e arrendevole della sconfitta sembra più degna di congratulazioni. La guerra moderna non è altro che una temporanea – eppure quanto disastrosa! – negligenza da parte dei vicini nei confronti degli altri vicini, che sono dei gentiluomini: l’unico risultato è un lungo raccogliere nel dolore ciò che era stato seminato nell’orgoglio”.

Vera Brittain, Generazione perduta. Testament of Youth, Giunti, 2015 (or. 1960; prima ed. 1933), p. 608-609

 

Pubblica un Risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *