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Pubblicato da il 28 Mag 2017 in Letture | 0 Commenti

La medesima versione, dall’altra parte: maledetta la guerra! (L. Giuriatti)

La medesima versione, dall’altra parte: maledetta la guerra! (L. Giuriatti)

Estrasse dalla tasca un vecchio taccuino con la copertina di logora pelle nera, lo sfogliò fino ad arrivare a una certa pagina, si sistemò gli occhiali e lesse traducendo dal tedesco:

20 maggio 1918, costone di Ca’ Tasson,

Continuo a ripensare a quanto successo negli ultimi due giorni.

I nostri ufficiali avevano troppo sottovalutato il nemico qui a Ca’ Tasson.

È stato un errore non cambiare posto ogni giorno alla mensa ufficiali, visto l’ubicazione così vicina al nemico, e gli italiani, che sicuramente avevano notato il fante in tenuta bianca intento al servizio, hanno attaccato.

È stata una carneficina e anche molti ufficiali sono morti, non so quanti.

Gli italiani hanno mandato avanti i loro arditi, gente spietata, veloce e ben addestrata.

Un fuoco di copertura ci ha distratti e ce li siamo trovati addosso.

Sono fortunato a essere ancora vivo, una loro baionetta mi si è conficcata nel braccio e sono stato catturato.

Mi hanno affidato a un loro ardito di nome Antonio per essere accompagnato al posto di medicazione, grazie al mio italiano ci siamo scambiati sigarette e fatto qualche risata, e per un attimo eravamo fuori da questa assurda guerra.

I nostri eserciti non hanno mancato di ricordarcelo, coprendoci di sharpnell.

Nella confusione e nella nebbia dello scoppio, la sorte mi ha aiutato facendomi finire vicino alla nostra trincea.

È stato qua che è uscita la peggior bestia che è dentro di me.

Quattro camerati ci hanno visto ed erano pronti a sparare, io li ho convinti a non farlo urlando loro di non uccidere l’italiano.

Nessuno fortunatamente sparò.

Appena al sicuro, ho pianto disperatamente.

La guerra mi aveva cambiato fino a tal punto?

Con i camerati pronti a far fuoco, per un attimo ho pensato di gridare loro di trucidare l’italiano, un amico, solo perché indossava una divisa diversa dalla mia. Per anni ho dovuto farlo.

Perché tanta cattiveria … odio questa maledetta guerra e quello che mi ha fatto diventare.

Non so se Antonio aveva capito le mie intenzioni e rassegnato è rimasto ad aspettare la morte con il sorriso tra le labbra. Forse ormai non aspettiamo altro che una pallottola o una granata ci porti via da qui in un attimo, evitandoci l’agonia di una fine lenta che giorno dopo giorno ci consuma.

Loris Giuriatti (consulenza e revisione storica a cura di Davide Pegoraro), L’angelo del Grappa, Estroprint (stamperia), s.d., p. 120-122

* foto in evidenza di Fanny Rancan

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Sul Monte Grappa, 17.6.2017 (foto di Giuseppe Gatto)

 

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