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Pubblicato da il 25 Mar 2015 in Letture | 0 Commenti

“La pietà non vuole angoli bui” (P. Rumiz)

 

STEFAN SZYSZKIN
UND RUSSICHE KRIEGER

Ma ora, in mezzo ai lumini che ardono, sbucano un’altra croce, un’altra targa, un altro nome che è un guazzabuglio di frontiera. Szyszkin è un polacco, ma nel ’14 la Polonia non esiste e ai polacchi tocca combattere in tre eserciti – russo, austriaco e tedesco – sparandosi tra loro. Stefan è finito tra i russi e lì, di fronte a quella tomba, sento che devo accendere una luce anche per lui e i suoi trentanove camerati moscoviti senza nome. Ho ancora fiammiferi, in fondo. E da nessuna parte sta scritto che il mio viaggio debba finire col ritrovamento dei miei. Non può finire, perché gli abitanti di questo luogo sono tutti “gente mia”. Slovacchi, russi, ucraini, boemi, ebrei di Polonia, ungheresi, rumeni, portati via dalla stessa guerra.

Ma sì. Che miserabile, che squallido ufficiale d’anagrafe sono, ad aver pensato solo alla mia gente. La pietà non vuole angoli bui.

Paolo Rumiz, Come cavalli che dormono in piedi, Feltrinelli, 2014, p. 104

 

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