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Pubblicato da il 3 feb 2018 in Letture | 0 Commenti

Le campane divengono armi: l’inversione della profezia (A. Molesini)

Le campane divengono armi: l’inversione della profezia (A. Molesini)

 

La campana pesava un quintale, e fu calata con tutte le cautele. Alle corde c’erano dodici mani di fanti. Si posò con uno schianto trattenuto. Seguì un breve silenzio. Il maggiore sì segnò e il segno della croce, un frullo d’ali, percorse la truppa schierata. Anche noi ci segnammo. La zia, che stava ritta sotto l’arco della porta, aveva il lampo negli occhi.

La cerimonia fu un affare di pochi minuti. Il rompete le righe si mescolò al rumore delle ruote del carro che si avvicinava. Era trainato da due tori dalle corna mozze; la campana era destinata a chissà quale deposito, in attesa di essere fusa, o dimenticata. La sua voce sarebbe diventata un ricordo.

Gli stessi simboli sacri, lo stesso Dio”, disse la nonna che camminava al braccio di nonno Guglielmo, “non dovremmo farci la guerra”.

Hanno abbassato gli occhi, avete visto? Si vergognavano di quel che facevano”. La zia si sentiva davvero oltraggiata, nemmeno per le ragazze seviziate aveva patito così.

Andrea Molesini, Non tutti i bastardi sono di Vienna, Sellerio, 2010, p. 181-182

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