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Pubblicato da il 17 Mar 2018 in Storia | 0 Commenti

Le cause della guerra. Tra capitalismo e movimento operaio (V. Foa)

 

Come è stato possibile un ribaltamento totale dei calori, passando dalla civiltà alla barbarie? In modo più semplice: come è stata possibile quella guerra che ha connotato di sé tutto il resto del secolo , la grande guerra del 1914-18? Come è stata possibile?

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In Italia c’era l’irredentismo, l’aspirazione cioè a riunire i territori di lingua madre rimasti sotto il dominio dell’Impero Austro-ungarico: il Trentino e la città di Trieste. Ma l’irredentismo non fu mai in Italia un sentimento popolare diffuso. Lo animarono ristretti ambienti borghesi, che pensavano la guerra contro gli austriaci come una quarta guerra del Risorgimento, per completare l’unificazione ottenuta con tanta fatica nelle prime tre guerre, del 1849, 1859, 1866. Esso fu agitato da ambienti interessati a una politica di espansione imperialistica. Solo durante la guerra divenne per i soldati il simbolo di un sogno di pace: prendere Trento e Triste voleva dire finire la guerra.

(…).

Dappertutto è la stessa cosa, in Germania, in Francia, in Austria, in Gran Bretagna. A Londra si svolge una manifestazione pacifista oceanica a Trafalgar Square. Tre giorni dopo, quegli stessi che avevano partecipato a quella manifestazione, partono volontari in guerra. Tranne che in Italia, dove la guerra scoppiò più tardi, e dopo un aspro contrasto tra neutralisti e interventisti, in tutti gli altri paesi la guerra fu decisa in pochi giorni, e arrivò comunque nella coscienza pubblica all’improvviso, (…) ci fu un’adesione entusiastica. Il fenomeno fu più visibile in Inghilterra dove non ci fu la coscrizione; fino alla primavera del 1916, anno della sua introduzione, l’esercito e la flotta erano costituiti da volontari. E a quella data ce n’erano quasi tre milioni. Partirono a centinaia di migliaia, anche dalle zone dove maggiore era la presenza socialista e internazionalista. Come mai i minatori dello Yorkshire o del Galles del Sud partivano per andare ad ammazzare i minatori della Ruhr? Come mai i ferrovieri tedeschi partivano volontari per ammazzare i ferrovieri francesi? Forse lo spirito d’avventura soverchiava la fatica, la pena della vita quotidiana? Ricordo le prime pagine del Viaggio al termine della notte di Louis Ferdinand Céline: contro ogni sua intenzione il narratore è travolto dalla folla e parte volontario. Ho conosciuto una ragazza inglese che mi ha parlato di suo nonno, minatore andato volontario in guerra. Quando gli chiese perché, lui le rispose: perché il lavoro era faticoso.

Basta questo a spiegare la velocità e il successo della mobilitazione per la guerra? Naturalmente no. Ci sono altri elementi. Se la sede delle decisioni era ristretta, le onde dell’opinione pubblica erano fortemente influenzate dall’apparente fatalità degli eventi visibili. Si formava in qualche modo un processo decisionale trasversale rispetto alle istituzioni, un rapporto tra un potere politico ristrettissimo, la grande visibilità degli eventi e l’istintiva mentalità causale della gente, quella che porta sempre ad attribuire agli eventi una qualche causa necessaria, a giustificarli insomma, favorendo così il loro stesso avvento.

Vittorio Foa, Questo novecento, Einaudi, 1996, p. 5-14

 

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