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Pubblicato da il 8 Ago 2014 in Chiesa | 0 Commenti

Le Chiese protestanti e la Prima guerra mondiale (F. Ferrario)

 

Mistica Guerresca

Aiutaci nella guerra santa. Se anche il pane quotidiano scarseggia, donaci in abbondanza la morte del nemico. Non indurci nella tentazione di eseguire il tuo giudizio, nella nostra ira, in modo troppo mite! Tuo è il Regno, la terra tedesca: e mediante la tua mano d’acciaio, essa diventerà potenza e gloria!” (* le ultime parole alludono alla dossologia che conclude il Padre nostro nell’uso evangelico e, ora, anche ecumenico: “Tuo è il regno, tue la potenza e la gloria, nei secoli dei secoli”). Sono alcuni frammenti di un Padre nostro di guerra, redatto da Dietrich Vorwerk, uno specialista di pedagogia religiosa, e tratto da una raccolta di canti religioso-guerreschi dal titolo Hurra und halleluja. Si vorrebbe poter dire, come magra consolazione, che questo genere di produzione lirica rappresenti un caso estremo di fanatismo militarista: ciò vale per il livello “artistico” e “teologico” del testo (non mancano coloro che sanno esprimersi meglio), ma meno per quanto riguarda i contenuti.

Il protestantesimo tedesco, nel suo insieme, vive la mobilitazione del 1914 con entusiasta partecipazione e, assai peggio, con viva propensione a elaborare una mistica della guerra intrisa di linguaggio cristiano. L’elenco di episodi e nomi è pressoché interminabile: si va dai predicatori più o meno ufficiali ai pastori di campagna, passando per buona parte della teologia accademica. (…) È anche doveroso (pur se lo si trascura regolarmente) aggiungere due osservazioni. Anzitutto, questo tipo di entusiasmo è ampiamente interconfessionale: se ne distanziano solo le Chiese evangeliche di tradizione pacifista, come i Mennoniti o i Quaccheri, mentre nelle grandi Chiese le interrogazioni critiche costituiscono eccezioni. (…) In secondo luogo, il bellicismo “religioso” trova riscontro anche sul fronte opposto, nelle forme tipiche di ciascun Paese. (…) Anche i Valdesi italiani, minoranza abbastanza emarginata nello Stato unitario e “laico”, sono complessivamente interventisti e considerano la guerra come compimento dell’epopea risorgimentale; lo stesso vale per le altre Chiese, protestanti, cattolico-romana, ortodossa, nei rispettivi Paesi. Il nazionalismo ha vinto, non solo sul socialismo che si voleva internazionalista, ma anche sul cristianesimo che si proclama universale: nell’ora della crisi, la stragrande maggioranza delle dirigenze e della base delle Chiese si schierano, istintivamente e senza riserve, non solo dalla parte dei rispettivi governi, ma dell’ideologia guerrafondaia che accompagna la politica. (…).

Fulvio Ferrario, Vita pastorale, n. 8/2014, p. 62-63

 

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