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Pubblicato da il 17 Mar 2016 in Obiettori | 0 Commenti

Le esecuzioni sommarie di civili (Wu Ming I)

 

Decimazioni ed esecuzioni sommarie non riguardarono solo i militari, ma anhc ei civili dei territroi occupati dall’esercito italiano.

È Piero Purini a raccontarmi delle fucilazioni di Villesse, nei pressi di Gradisca d’Isonzo, avvenute il 29 e 30 maggio 1915.

Quando le truppe italiane entrarono nel paese ci furono degli spari contro i soldati italiani. Le autorità di occupazione arrestarono subito alcuni maggiorenti, tra cui il segretario comunale Giulio Portelli e il figlio Severino. A casa loro furono trovati documenti in tedesco e lasciapassare, ma era normale, Portelli era un amministratore! I due furono passati per le armi assieme a quattro con cittadini. Davvero paradossale, dato che Portelli era un esponente del partito liberalnazionale, cioè il partito filoitaliano. A guerra finita, i parenti ottennero che si facesse un’inchiesta, così emerse che gli italiani, entrando nel paese, per sbaglio si erano sparati tra loro!”

Pochi giorni dopo, il 4 giugno, vi fu un rastrellamento in alcuni villaggi sloveni alle pendici del Monte nero: Ladra, Smast, Libusnje, Kamno, Vrsno e Krn.

Gli italiani presero tutti i maschi adulti, sessantuno contadini tra i quarantacinque e i sessantacinque anni (quelli più giovani erano al fronte, in Galizia). Li portano oltre l’Isonzo, al ponte di Idrsko, dove li misero in fila e ne fucilarono alla schiena uno ogni dieci. Gli uccisi vennero sepolti sul posto.

Di cos’era accusata, o meglio, sospettata la popolazione di quei paesini? Di avere nascosto disertori italiani (la guerra era appena cominciata ma ce n’erano già molti) e di avere rivelato le posizioni italiane all’esercito austriaco… cioè quello che da seicento anni era l’esercito del loro paese. L’esercito nel quale stavo combattendo i loro figli.

Aggiungiamo che, sul fronte italiano, migliaia di civili furono arrestati e internati per vari motivi, perché “spie”, o “austriacanti”, o “disfattisti”, o meramente perché slavi, o per un semplice capriccio delle nuove autorità.

Ancor prima di annetterle, l’Italia si presentò nelle terre “irredente” nel modo peggiore, e in quel modo avrebbe continuato.

Wu Ming I, Cent’anni a Nordest, Rizzoli, 2015, p. 172-174

 

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