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Pubblicato da il 29 Giu 2018 in Storia | 0 Commenti

Le nuove beatitudini (G. D’Annunzio)

Maestà del Re d’Italia, assente e presente; Popolo grande di Genova, Corpo del risorto San Giorgio; Liguri delle due riviere e d’oltregiogo; Italiani d’ogni generazione e d’ogni confessione, nati dell’unica madre, gente nostra, sangue nostro, fratelli; e voi miracolo mostrato dal non cieco destino, ultimi della sacra schiera sopravviventi in terra, o forse riapparsi oggi dalla profondità della gloria per testimoniare agli immemori, gli increduli, agli indegni come veramente un giorno respirasse in bocche mortali e moltiplicasse la forza delle ossa caduche quell’anima stessa che qui gira e solleva il bronzo durevole; voi anche, discendenza carnale della Libertà e di Colui che nel bronzo torreggia immagini vive della sua giovinezza indefessa, che perpetuate pel mondo il suo amore di terra lontana e la sua ansia di combattere i mostri: perché siete oggi qui convenuti, su questa riva oggi a noi misteriosa come quella che inizia un’altra vita, la vita di là, la vita dell’oltre? Perché siamo qui raccolti come per fare espiazione, come per celebrare un sacrificio, come per ottenere con la preghiera responso e comandamento? Ciascuno di noi lo sa nel suo cuore devoto. Ma conviene sia detto, sotto questo cielo, affinché tutti, dalla maestà del Re all’operaio rude, noi ci sentiamo tremare d’amore come un’anima sola. Oggi sta su la patria un giorno di porpora; e questo è un ritorno per una nova dipartita, o gente d’Italia. Se mai le pietre gridarono nei sogni dei profeti, ecco, in verità, nella nostra vigilia questo bronzo comanda. È un comandamento alzato sul mare. È una mole di volontà severa, al cui sommo s’aprono due ali e una ghirlanda s’incurva. […] Voluto aveva il duce di genti un rogo su la sua roccia, che vi si consumasse la sua spoglia d’uomo, che vi si facesse cenere il triste ingombro; e non gli fu acceso. Non catasta d’acacia né di lentisco né di mirto ma di maschie anime egli oggi dimanda, o Italiani. Non altro più vuole. E lo spirito di sacrificio, che è il suo spirito stesso, che è lo spirito di colui il quale tutto diede e nulla ebbe, domani griderà sul tumulto del sacro incendio: “Tutto ciò che siete, tutto ciò che avete, e voi datelo alla fiammeggiante Italia!”.

[…] Beati quelli che disdegnarono gli amori sterili per essere vergini a questo primo e ultimo amore. Beati quelli che, avendo nel petto un odio radicato, se lo strapperanno con le lor proprie mani; e poi offriranno la loro offerta. Beati quelli che, avendo ieri gridato contro l’evento, accetteranno in silenzio l’alta necessità e non più vorranno essere gli ultimi ma i primi. Beati i giovani che sono affamati e assetati di gloria, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché avranno da tergere un sangue splendente, da bendare un raggiante dolore. Beati i puri di cuore, beati i ritornanti con le vittorie, perché vedranno il viso novello di Roma, la fronte ricoronata di Dante, la bellezza trionfale d’Italia.

G. D’Annunzio, dall’Orazione a Quarto, il 5 maggio 1915 in occasione dell’inaugurazione del monumento ai Mille

(* grazie ad Enzo Pancera, ndr)

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