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Pubblicato da il 28 Feb 2016 in Chiesa | 0 Commenti

Le prediche dei cappellani militari: temi e attualizzazioni (R. Morozzo Della Rocca)

Le prediche dei cappellani militari: temi e attualizzazioni (R. Morozzo Della Rocca)

 

Una raccolta di prediche tenute nel 1915 e 1916 da Rodolfo Ragnini, cappellano vicario del vescovo di campo per la marina, nel suo genere letterario uno di volumi più curati, presenta un chiaro esempio di lettura del Vangelo in chiave patriottica, se non nazionalista in qualche punto. Valga anzitutto l’esemplificazione dell’amore di Gesù, nella commozione da lui provata davanti a Gerusalemme, che dimostrerebbe quanto teneramente amasse la sua città (…) che era per lui uomo la sua patria terrena. Ma avea egli ben dimostrato in altri mille modi tutto l’ardente suo amore per la sua patria (…). Manderà bene i suoi seguaci e apostoli ad Arene e a Roma (…). Ma egli non si muoverà mai dalla sua patria (…) dal suo labbro divino non suonerà mai altra favella che la stessa parlata del suo paese nativo”.

Nell’ambito dell’applicazione della lettera evangelica al piano della vita militare, le trasposizioni immediate e ad effetto che venivano proposte ai cappellani erano le più varie. In un commento del Mentre si combatte il buon samaritano diventa un’unità sanitaria della Croce Rossa; in un altro, la zizzania che impedisce il crescere del seme viene paragonata agli austriaci; oppure, ancora, il cieco di Gerico diventa simbolo dei tanti ciechi di guerra, mutilati “a causa delle barbara guerra tedesca”.

Gli stessi brani evangelici, in questa lettura ravvicinata alle circostanze di guerra, potevano tuttavia essere oggetto di una duplice interpretazione. Così quello del cieco di Gerico, dopo esser servito per esecrare i nemici, poteva prestarsi per mostrare ai soldati come dovevano cercare la figura di Gesù, con quale fede chiedergli la guarigioni dalle disgrazie della guerra, abbandonando “tutte le viltà del rispetto umano” – secondo un diverso commento dello stesso foglietto diretto da Martire.

Un racconto evangelico che con estrema facilità poteva tradursi in uno specifico insegnamento per la vita militare era quello della guarigione del servo del centurione. “Guardate (..) quale magnifica sanzione della disciplina militare – è il commento di Ragnini – risulta da questo racconto (…) piacque tanto a Gesù questo ricordo di mirabile disciplina che volle fare appunto come il centurione gli chiedeva”: la guarigione del servo, divenuto nell’attualizzazione l’ “attendente” di un ufficiale, dimostrerebbe che aderire con fede ai valori della disciplina militare non può condurre che a risultati positivi. Ma, al contempo, lo stesso brano era diversamente interpretato: ad esempio ne Il Prete al Campo si sottolinea soprattutto come il centurione, “ufficiale delle milizie”, non provasse “alcun rispetto umano” nell’avvicinarsi a Gesù e nel pregarlo.

Tutti i racconti delle guarigioni di Gesù potevano comunque essere utilizzati per affermare il legame tra la sincera fede in Dio e l’essere fatti soldati forti e coraggiosi, quasi degli eroi. “Per essere forti, instancabili, invincibili – si legge sul “Mentre si combatte” a commento della guarigione di un paralitico – andiamo a Gesù, avviciniamoci a Lui nella comunione divina dei sacramenti della Chiesa e, chiedendogli il perdono delle nostre colpe, facciamo ch’Egli ci dica: – Sorgi e va; va verso la vita, verso la bontà, verso la vittoria!”.

In modo analogo sullo stesso periodico l’Eucarestia è spiegata come il “Pane dei forti e dei vittoriosi”, che dà “la speranza , l’energia, l’immortalità”.

(…).

Un tema cui i cappellani supponevano i soldati assai sensibili era quello dei santi e della protezione che garantivano al devoto.

(* in nota; ndr) Il santo che contava il maggior numero di soldati devoti pare fosse s. Antonio; anche s. Francesco e s. Domenico erano piuttosto popolari. I cappellani favorivano però in particolare i santi protettori dei diversi corpi dell’esercito, come s. Martino per la fanteria, s. Barbara per l’artiglieria, s. Giorgio per la cavalleria, e via dicendo; oppure i santi che richiamavano una memoria patriottica, come s. Maurizio protettore della Savoia o s. Pio V presentato come il papa di Lepanto e patrono della vittoria. Un’ampia scelta di santi protettori dell’Italia e delle sue armi comparve costantemente sul Mentre si combatte. Cfr. pure P. Bucci, I Santi Soldati Italiani, Foggia 1916, un volumetto scritto da un sacerdote e destinato ai soldati, che illustra brevemente le vite di s. Gallicano, s. Sebastiano, s. Camillo de Lellis, s. Girolamo Emiliani, s. Eustachio, con frequenti riferimenti alle loro vicende militari; ad ogni biografia di questi santi corrispondono degli schemi di preghiere al medesimo, mentre non manca nelle conclusioni una “litania del soldato ai santi militari”.

Roberto Morozzo Della Rocca, La fede e la guerra. Cappellani militari e preti soldati 1915-1918, Gaspari, 2015 (1a ed. Studium 1980), p. 70-72

cappellano e morti

 

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