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Pubblicato da il 18 Set 2016 in Letture | 0 Commenti

Le stelle in cielo, i cadaveri in terra (C. Pastorino)

 

La compagnia è sotto sopra; è cominciato un nuovo bombardamento e, questa volta, e granate battono proprio sulle nostre tende. S’odono lamenti e gemiti di feriti.

Per fortuna il bombardamento dura poco; non più di quindici minuti. I feriti son portati al posto di medicazione. Si provvede a far sotterrare i morti, i quali sono cinque.

Poi torna a poco a poco il silenzio. È quasi mezzanotte. Il cielo è sempre più luminoso e le stelle brillano sugli uomini senza pace. Io vedo l’Orsa, cerco le mie dolci stelle, seguo le costellazioni note e osservo che il loro scintillio e il loro palpitare non sono come quelli di altri tempi: ho l’impressione che qualcosa di immensamente triste, quasi un pianto, piova da esse. “Oh, ecco” dico poi “non piove di lassù il pianto….”. Mi porto una mano agli occhi; son umidi. “Vergogna!” dico a me stesso “vergogna!…”. E rientro. Non voglio più guardare le stelle. Ma queste lacrime… “Ah, ecco” penso “capisco perché… Gli è che il povero veneto giovinetto figlio della vedova con trattoria, non vedrà più i mercati del suo paese… e più non andrà a caccia… e la mamma e i fratelli e le sorelle, delle quali una è maestra, non lo vedranno più.”

Fra i cinque morti c’era anche lui; e ora è sotto terra.

Carlo Pastorino, La prova del fuoco, Egon, 2010 (or. 1926), p. 36-37

 

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