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Pubblicato da il 25 Mar 2015 in Obiettori | 0 Commenti

L’Europa possibile (P. Rumiz)

 

Ma senti quest’altra di Giovanni Pederzolli, trentino. È il 7 luglio del ’15, la controffensiva di Gorlice-Tranòw è alla fine. Il sole dardeggia, i soldati non mangiano da giorni, sono feroci, accecati dalla polvere e dal fumo. A un certo punto, un colpo di shrapnel lo ferisce al volto e gli porta via la mascella. ‘Gran Dio,’ scrive ‘era un ammasso di carne e di ossa infrante, tutta la mascella destra mi pendeva e dallo squarcio orribile usciva il sangue a fiotti.’ Ma ecco che i russi si fanno avanti e uno di loro si china su di lui con delicatezza, lo calma, gli fascia la ferita più volte finché riesce a fermare l’emorragia, con un calcio allontana la pistola con cui Giovanni vorrebbe farla finita, poi se lo carica sulle spalle, scende la collina e lo consegna alla sanità.

Capisci, Michele, perché ti dico che l’Europa è nata in trincea, e che nel 1918 noi tutti, amici e nemici, eravamo assolutamente pronti a un’unione continentale nel segno del rifiuto della guerra?

Paolo Rumiz, Come cavalli che dormono in piedi, Feltrinelli, 2014, p. 239

 

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