Menu Pagine
TwitterRssFacebook
Menu Categorie

Pubblicato da il 9 Gen 2015 in Frammenti | 0 Commenti

L’odore della guerra: sempre lo stesso (G. De Martino)

L’odore della guerra: sempre lo stesso (G. De Martino)

 

Un esempio di dilatazione sensoriale accompagnato nello stesso tempo da un caratteristico ottundimento della coscienza, è espresso da Humphrey Cobb in Orizzonti di gloria, allorché il bombardamento dell’alba si è appena spento. Ormai non rimane nulla che dia segno del furore di poco prima, se non il terreno crivellato dalla buche delle granate. “Il generale camminava sulla strada godendosi la mattinata fresca e profumata. Di tanto in tanto, una zaffata di profumo meno flagrante filtrava tra i peli delle sue narici; ed egli godeva anche di questo, in un certo senso. I morti facevamo parte della guerra. Dove non c’erano morti non cera combattimento. Sarebbe stato impensabile che non ci fossero combattimenti sotto i comandi di un generale impetuoso. L’odore dei morti lo rassicurò su questo punto”. L’odore dei morti che per la maggior parte delle persone è un “cattivo” odore, associato com’è al dolore e al lutto per la perdita infinita che resta, può addirittura rassicurare in circostanze guerriere – come nel caso del generale di Orizzonti di gloria posseduto da uno stato di esaltazione criminale. (…).

Nelle guerre, gli odori giocano un ruolo spesso inconfessato nel provocare stati simili alla trance. C’è chi parla di uno stato alterato di coscienza dovuto ad un afflusso di endorfine oppiacee che protegge dal dolore, ed è utile nelle condizioni disperate. Solo così forse è possibile romanticizzare e idealizzare gli eserciti e provare quei sentimenti di esaltazione di tutti i sensi che gli Antichi imputavano alla possessione da parte di qualche dio della guerra e le Waffen Ss chiamavano: “amore guerriero”. In altre parole: la stessa “droga” che spinge alcuni individui ad andare in trance e a profetizzare come Cassandra, può anche provocare ebbrezze criminali agli avidi di sensazioni “forti” e agli sprovveduti.

Esiste presumibilmente un forte intreccio fra la guerra, la sessualità, la chimica del sistema nervoso centrale, i sentimenti intimi e confusi di ogni sorta. Quale possa esser la realtà che gli psicofisiologi spesso descrivono nei termini di un caratteristico fenomeno, una specie di ottuso ampliamento sensoriale simile all’estasi animale, è rivelato sia dalle lettere sia dalle relazioni mediche. (…).

Gli odori sentiti durante le guerre presumibilmente hanno una vita ancora più breve delle sensazioni acustiche e visive. Una vita brevissima, come tutte le sensazioni olfattive. Ma che s’imprime profondamente nella memoria, gli odori allarmanti e intimidenti, sono odori resi ancora più orribili dalle circostanze che li hanno accompagnati. Prima di vedere i propri compagni trasformati in cadaveri, lo scrittore Henri Barbusse ha sentito la morte all’istante, tappandosi le orecchie e chiudendo gli occhi, quando la granata cade nella trincea: “Si sentiva l’odore di sangue fresco da sollevarsi il cuore in gola.”

Dai tempi di Caino, sempre le guerre che si vanno consumando senza fine sul pianeta hanno avuto l’odore de sangue fresco, soprattutto del sangue di giovani maschi nel corso di bombardamenti o di assalti impetuosi. Difficile, quasi impossibile descrivere quell’odore tipico dell’assalto – soprattutto oggi che la tecnologia ci ha quasi abituasti all’idea di guerra “pulita”; resa cioè asettica, nell’immaginario collettivo, come fosse “un’operazione chirurgica” (è l’espressione usata dal Pentagono durante la recente Guerra del Golfo). Le armi oggi si sono evolute, ma la guerra ha sempre lo stesso odore.

DSC_00042

Gianni De Martino, Odori. Entrate in contatto con il quinto senso, Apogeo, 1997, p. 186-193

 

Pubblica un Risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *