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Pubblicato da il 10 Apr 2018 in Chiesa | 0 Commenti

Nella prima guerra mondiale – e durante il fascismo – nascono i cappellani militari (G. Bianchi)

Nella prima guerra mondiale – e durante il fascismo – nascono i cappellani militari (G. Bianchi)

 

La prima guerra mondiale era stata bollata da Benedetto XV come “inutile strage”, ma quello stesso Papa non riuscì ad arginare la torsione nazionalistica del clero e dei fedeli, tanto che il 5 gennaio 1917 padre Agostino Gemelli propose e in buona parte riuscì a realizzare un atto collettivo di consacrazione della guerra per due milioni di uomini in divisa.

Almeno un milione di soldati italiani pronunciò questa preghiera, stampata dietro l’immaginetta del Sacro Cuore di Gesù, fornita dallo Stato Maggiore:

O Sacro Cuore di Gesù, che ti sei lagnato d’avere tanto amato gli uomini e di non avere avuto da essi che ingratitudine e disprezzo, nel desiderio ardente di contribuire al sociale riconoscimento della sovranità dell’amore del tuo Sacro Cuore, seguendo l’esempio delle famiglie che vanno sempre più consacrandosi a Te, noi pure, soldati d’Italia, a te ci consacriamo. Ti riconosciamo Dio nostro, ti proclamiamo nostro Sovrano d’amore ed intendiamo renderti e procurarti gloria, riparazione e amore… Illumina, dirigi, benedici e conduci a vittoria il nostro Re, i nostri Generali, noi tutti soldati d’Italia, rendi la nostra patria più grande…

Strana diffusività della pietà religiosa e della guerra. La stessa consacrazione, pressapoco con le stesse parole, nell’estate del 1917, avvenne sul fronte francese e sul fronte austriaco, in Inghilterra e in Romania. La crociata italiana combatté contro, o insieme, le altre crociate dei cattolici in nome della regalità nazionalistica di Cristo.

Il generale Cadorna, il 12 aprile del 1915, aveva introdotto nell’esercito la figura del cappellano miliare e aveva arruolato diecimila preti-soldato. La Sacra Congregazione Concistoriale nominò un vescovo per questo ufficio, detto vescovo castrense o di campo. Le rete dei cappellani militari propagandò la cerimonia di consacrazione a cui abbiamo accennato.

L’ordine dei cappellani militari fu soppresso nel 1922, ma non era più possibile tornare indietro. Nel 1925-1926 i cappellani militari furono ricostituiti per reciproco interesse dello Stato e della Chiesa.

L’ideologia della regalità del Sacro Cuore sollecitò l’entusiasmo dei seminaristi e del clero giovane per la divisa da cappellano militare. Dopo la firma del Concordato, tra il 1930 e il 1934, la presenza del clero, oltre che nell’Esercito e nella Marina, fu introdotta nella Croce Rossa, nella Milizia Volontaria di Sicurezza Nazionale, nell’Opera Nazionale Balilla, nell’Opera Nazionale e l’Assistenza Religiosa e Morale agli Operai e nell’Opera Dopolavoro.

Il ruolo del potentissimo vescovo di campo dell’enorme divisione di preti fu ricoperto da mons. Angelo Bartolomasi.

Era nata una religione della guerra e della marzialità della pace. Quella contro la quale si batteranno e finiranno sotto processo, un quarto di secolo dopo, don Lorenzo Milani e padre Ernesto Balducci, in aspra polemica appunto con i cappellani militari.

Giovanni Bianchi, Resistenza senza fucile. Vite, storie e luoghi partigiani nella vita quotidiana, Jaca Book, 2017, p. 31-32

cappellano e morti

 

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