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Pubblicato da il 8 nov 2017 in Chiesa | 0 Commenti

Papa Giovanni patrono dell’esercito? “Roba da matti!”  (G.P. Armano)

Papa Giovanni patrono dell’esercito? “Roba da matti!” (G.P. Armano)

 

Era il caso?…

L’11 ottobre la liturgia della Chiesa ci invita ad onorare la memoria di Giovanni XXIII, il papa della pace, della enciclica “Pacem in terris” che nel 1963 ha invitato tutti, credenti e non credenti, a considerare il “disarmo integrale” e il rifiuto della guerra in quanto “incubo di un uragano” e “fenomeno assurdo (alienum a ratione)” (cfr. bb. 60, 61, 67).

Ma, da quest’anno Giovanni XXIII verrà venerato anche con il titolo di “patrono presso Dio dell’Esercito italiano” poiché la Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti ha così stabilito. Si è arrivati a tanto attraverso un percorso che ha avuto il suo inizio nel 1996 in quanto l’Esercito era l’unica forza armata senza un patrono. Gli Ordinari militari che si sono succeduti – che sono vescovi che si fregiano del titolo di generali e godono di stipendi ragguardevoli pagati dallo Stato – si sono trovati d’accordo con i capi militari sulla persona di Giovanni XXIII come patrono dell’Esercito.

Le reazioni di una parte del mondo cattolico italiano sono state decisamente contrarie a tale scelta e si è insinuato anche il dubbio che tutto sia avvenuto all’insaputa di papa Francesco il quale si sia trovato di fronte ad una decisione già presa e che gli abbia impedito di fare un’altra scelta.

Le argomentazioni portate dall’ordinariato militare che in qualche modo vorrebbero giustificare la scelta di Giovanni XXIII a patrono dell’Esercito, lasciano molte perplessità. Infatti in una intervista rilasciata dal vicario generale dell’Ordinariato – mons. Angelo Frigerio – egli afferma che la scelta è dipesa dal fatto che papa Roncalli abbia svolto il servizio militare nel 1901 (ma per sostituire il fratello Zaverio che era uno dei principali sostegni della famiglia nel lavoro in campagna) e sia stato congedato con il grado di sergente e, durante la 1^ guerra mondiale, sia stato richiamato a svolgere la funzione di cappellano militare nella sanità.

Il monsignore però si dimentica che Roncalli fu obbligato a prestare il servizio militare e che, alla fine della guerra, in un’omelia pronunciata in una chiesa di Bergamo nel 1918, si era così espresso: “Ciò che vale veramente e soprattutto non è la forza della spada e dei cannoni, ma la forza della giustizia davanti al cielo e alla terra, la forza del diritto e insieme della umana e divina fraternità degli uomini, il senso dell’onore. In queste cose sta il progresso verace degli individui e delle nazioni”.

Ma, non solo, nel 1901, congedato con il grado di sergente, ha scritto al rettore del seminario di Bergamo: “Finalmente sono ritornto chierico un’altra volta e per sempre anche nell’abito. Appena uscito di caserma mi sono spogliato dell’uniforme aborrita, ho baciato piangendo la mia cara sottana e sono tornato fra i superiori e i parenti fatto più degno della loro compagnia […] L’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata”.

Passati pochi giorni, nel suo diario il giovane Roncalli così si è espresso a proposito della vita militare: “quanta schifezza, che lordura! Nel mio anno di vita militare l’ho ben toccato con mano. Oh, come l’esercito è una fontana donde scorre il putridume, ad allagare la città. Chi si salva da questo diluvio di fango, se Dio non lo aiuta?”.

E, se non bastasse, dopo il richiamo in servizio presso l’ospedale militare di Bergamo che durerà dal 28 marzo al 10 dicembre 1918, scrisse nelle sue memorie: “mi sono recato all’infermeria presidiaria per la mia visita di congedo alla Direzione dell’ospedale militare; e tornato a casa ho voluto staccare da me stesso, dai miei abiti tutti i segni del servizio militare, signa servitutis meae (i segni della mia schiavitù). Con quanta gioia l’ho fatto”.

Ma per alcune frange dell’Ordinariato militare, della Forze armate e dei dicasteri vaticani non fa una grinza che papa Roncalli sia patrono di un esercito che, se anche qualche volta interviene come forza di pace, ha nel suo DNA le armi, la guerra, la forza di distruggere, di sconfiggere, di compiere “inutili stragi”.

Quando si parla di esercito è automatico parlare di guerra e in questi ultimi anni ne abbiamo avuto sentore in Iraq, in Serbia, in Libia, in Afghanistan, in Siria dove sono avvenute e stanno avvenendo guerre scellerate che hanno coinvolto anche l’Italia costretta ad aggirare l’art. 11 della Costituzione e favorendo l’arricchimento delle fabbriche di armi, di aerei e navi militari, a discapito di interventi finalizzati che sarebbero stati più utili per l’assistenza medica, per l’istruzione, per il lavoro giovanile, per far fronte alle marginalità sociali, per contrastare il dissesto idrogeologico e intervenire nelle calamità.

Inoltre, purtroppo, bisogna constatare che nell’ambito ecclesiale molti sono ancora restii ad abbracciare la strada della non violenza che papa Francesco ha coraggiosamente indicato nel messaggio di pace del 1 gennaio di quest’anno. Molti sono ancora restii a considerare che, di fatto, stiamo vivendo nella fase di una “terza guerra mondiale a pezzi” alla quale ci si deve opporre non con un impegno di sole parole che non impediscono il dominio delle scandalose spese militari a ulteriore danno delle troppe persone che sono prive dell’indispensabile per vivere.

Sapere che un uomo di pace come Giovanni XXIII venga proclamato protettore dell’esercito non può che procurare tristezza, indignazione e delusione. La sua vita, l’impegno pastorale che ha avuto il suo culmine nell’enciclica “Pacem in terris” e nel Concilio Ecumenico, danno una testimonianza eccezionale dell’arte della pace e non dell’arte della guerra.

E allora era il caso, è il caso che si sia fatta una proclamazione come questa?

Se ci fosse ancora in vita il vescovo Tonino Bello, testimone e artefice di pace di prima grandezza, non esisterebbe a ripetere quanto disse in merito al coinvolgimento dell’Italia nella guerra balcanica: “roba da matti!”.

Gian Piero Armano, Appunti Alessandrini, 10 ottobre 2017

https://appuntialessandrini.wordpress.com/2017/10/10/era-il-caso/

 

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