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Pubblicato da il 1 Giu 2018 in Frammenti | 0 Commenti

“Perché la guerra?” Un ricordo di Ermanno Olmi

“Perché la guerra?” Un ricordo di Ermanno Olmi

* Pubblichiamo una parte della conversazione – avvenuta nel 2014, dopo l’uscita del film “torneranno i prati” – tra Ermanno Olmi e Federico Pontiggia pubblicata da MicroMega 9/2014

Il villaggio di cartone doveva essere il suo ultimo film, ma fortunatamente non lo è: con Torneranno i prati Ermanno Olmi torna?

Perché la guerra? In questo caso non è importante il cinema in quanto tale, vorrei che prima ancora che un bel film, fosse un film utile. Utile! C’è in tutte le celebrazioni il pericolo dello sventolio di bandiere: ci vuole, anche perché è uno dei modi per ricordare, ma guai se fosse il solo modo per ricordare. Dobbiamo capire perché la guerra, perché questa guerra mondiale è accaduta. Non sono andato alla Mostra di Venezia perché Torneranno i prati non è fatto per il cinema, ma di cinema, per dare una risposta ai 60 mila giovani che attendono ancora di sapere perché sono morti.

La storia non aiuta?

Le versioni ufficiali non sono mai credibili, ci sono sempre percentuali di bugie, atti di prudenza che sarebbe bene che non ci fossero. Noi dobbiamo sapere, conoscere, perché come può la storia essere maestra di vita se ci propinano una storia che non è sincera, anzi, che non è onesta? Allora a cent’anni di distanza penso che il miglior modo di celebrare il primo conflitto mondiale sia proprio questo: capire perché è successo. Oggi siamo alla vigilia di qualcosa che rischia di somigliare molto, ma con conseguenze ben più gravi, a quella prima guerra mondiale. Perché ancora si parla di guerra? Ma possibile che la civiltà non aiuti a capire le cose più ovvie e scontate, che la guerra è l’atto più stupido che l’umanità possa compiere? Come è possibile? Allora la celebrazione cosa deve essere? Proprio questo: voglio capire perché, perché non succeda un’altra volta. Però anche queste cose quante volte le abbiamo sentite dire, e le abbiamo dette?

Olmi, pessimista?

Io non vorrei esserlo, ma confesso che dentro di me ho qualche timore. Cosa possiamo fare, ancora una volta, per capire una buona volta che la guerra è la più grande stupidità criminale che l’umanità possa compiere? Il discorso somiglia molto a quello dell’onestà, dove diciamo che l’onestà dovrebbe essere dovere di tutti i cittadini, ma tutti i cittadini devono praticare l’onestà se no è solo un’affermazione di principio. Le affermazioni di principio ci danno il merito apparente di aver pronunciato un bel concetto, una bella frase, ma noi dobbiamo arrivare a capire. Chi la scrive la storia? Ecco negli anni Ottanta furono incaricati degli storici austriaci e italiani di scrivere la storia della prima guerra mondiale, soprattutto circa i due paesi, sulla base di dati inconfutabili e senza retorica. Dico subito una cosa e l’annuncio con un aforisma: sapevano veramente tutto ma solamente quello. Perché non conoscevano direttamente la realtà di cui stavano parlando.

Dunque, che fare?

Ho letto e riletto i libri di testimoni diretti della guerra come l’amico Rigoni Stern per la Russia, Gadda per la prima guerra mondiale, Lussu, Weber e altri e ho trovato delle pagine di straordinaria sensibilità percettiva nel cogliere quelle sfumature che lo storico di professione non può avere. Però anche questi autori che hanno vissuto direttamente quegli avvenimenti li hanno – uso una brutta parola – metabolizzati nello scrivere, perché i loro libri sono romanzi… Viceversa, ho letto pagine di anonimi, di chi non ha nome, ma solo un’indicazione geografica. Bene, la verità l’ho trovata lì, perché anche il testimone scrittore non dimentica di essere scrittore. Chi invece ha scritto quelle testimonianze le ha scritte o per sé o per i propri familiari. Ho letto delle pagine struggenti. Ripeto la domanda: chi scrive la storia? Quella ufficiale gli intellettuali, quella reale coloro che non hanno parola.

Ci sono agitazioni ormai intrattenibili, popoli che sono stufi di essere soltanto un gregge comandato, ma che chiedono per diritto la libertà di esistere secondo il proprio progetto di esistenza. Ecco perché non possiamo limitarci solamente a dire: non va bene, disapprovo, sottoscrivo il manifesto. Ciascuno di noi è una parte del tutto e quindi ciascuno di noi deve agire, comportarsi, vivere secondo quel progetto di democrazia, conquistata con i sacrifici di cui tutti sanno e di cui molti oggi dimostrano di fregarsene. Sapete chi sono i peggiori di questa categoria? Quelli che non vanno a votare, quelli che non hanno mai conosciuto il diritto/dovere che ci hanno procurato quelle generazioni in quel momento storico. Allora fu un momento terribile, oggi dobbiamo impegnarci ancora di più. Diceva Camus: «Perché un pensiero cambi il mondo, bisogna prima che cambi la vita di colui che lo esprime, che cambi con l’esempio».

(da MicroMega newsletter – 7 maggio 2018: http://temi.repubblica.it/micromega-online/ermanno-olmi-torneranno-i-prati-e-li-coltiveremo/)

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