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Pubblicato da il 22 Nov 2018 in Letture | 0 Commenti

Poesie (D. Borgato)

Poesie (D. Borgato)

 

Vendemmia

3 settembre 2015

Nessuno canta lungo il filare.

Fiaccati dallo spasimo

vecchi, con mani tremanti,

raccolgono grappoli

di rossa una innocente.

Anche sui monti lontani

è tempo di vendemmia.

Vuota di parole,

di sangue incolpevole

si riempie la giovane bocca

di smarrito agnello.

Sono un ragazzo

4 settembre 1915

Se pensi a me

ricorda che sono appena un ragazzo.

La mattina mi avvio al campo,

fischio agli uccelli,

falcio l’erba, raccolgo il fieno,

rubo per te una rosa, una pesca matura.

Corro nel vento splendente,

nell’erba del tiepido maggio.

Il cuore trema per la tua bocca rossa,

i piccoli seni, il sorriso, lo sguardo.

Affondato nel buio dell’abisso,

nell’oceano straripante di nulla

ti scongiuro, pensami.

Per sempre fammi restare un ragazzo.

Fammi vivere per sempre

nel segreto recinto dei tuoi ricordi.

Ti cerco figlio

24 novembre 1915

Nel silenzio leggero della casa

nell’ombra incerta del camino

nel tepore amico della stalla

nel sogno prima del sonno

ti cerco figlio.

Scheggia polvere fango

io non so dove sei.

Il contorno delle tue ossa

è perso nella terra

le mani contadine

sono vuoti ripari di uccelli.

Nell’ora senza tempo

quando il buio lacerante

abbraccia il desolato silenzio

il tuo cuore batte nel mio.

E ti avvolgo in una coperta di lacrime.

Ultima battaglia

Carso, 23 settembre 1916

Invano i compagni

urlano dalle trincee

imprecano

bestemmiano

ci piangono fratelli

sul campo di sterminio.

Nessuno può

richiamarci alla vita.

È persa

l’ultima battaglia.

Noi siamo i disarmati:

soldati morti

invisibili particelle

dell’infinito universo

atomi d’eternità

estranei alla vittoria.

Che resterà di te?

10 giugno 1017

Gli occhi inariditi, stinti i capelli,

muta la bocca, i denti sigillati

soccombo lentamente alla follia.

Un pensiero divora la mente:

Dove sei, amato figlio mio,

dolce frutto della mia annientata vita?

A una madre dovrebbero dire

dove il figlio è rimasto sotterrato.

Una pallida speranza sola resta:

poter trovare domani le tue ossa.

Ma se continua questo orribile flagello

che resterà di te, mio unico tesoro?

Battaglia

17 luglio 1917

Falciato da uno scoppio di granata

cado in ginocchio a morire sulla terra.

Nessuno raccoglie il mio grido soffocato

né asciuga il sangue dalla bocca.

Nessuno accompagna il mio penoso andare

con un bacio, una carezza, una parola.

In solitudine si chiude la mia vita.

Sono una irrisoria perdita

nell’odierno Bollettino di Guerra

stilato sa un estraneo generale.

Figlio di genti contadine

27 ottobre 1917

In attesa di risorgere per sempre

agonizzi ogni notte

nel ricordo dell’assalto fatale.

Insonne vaghi

nel brivido di ogni alba piovosa

tra gli altari di sangue della patria.

Povero eroe ventenne

figlio di genti nostre contadine.

Cimitero alpino

10 febbraio 1918

Nel bosco un richiamo di un uccello

la cantilena sommessa della pioggia

un frusciare impalpabile di brezza

echi tenui di passi tra le croci.

Un raggio di sole tiepido sull’erba

è preannuncio di un’acerba primavera.

La radura con un brivido si sveglia

spuntano gemme, timido nasce un fiore

annusa il pascolo il piccolo capriolo.

Solo voi, oppressi da perenne gelo

affondate nel sonno senza nascita

eternamente spenti da inutile morte.

da: Daniela Borgato, Di sangue incolpevole. Voci dalla bufera 1915-1918, Edizioni Messaggero Padova, 2018

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