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Pubblicato da il 26 Mar 2016 in Letture | 0 Commenti

Poesie di Giuseppe Langella

Poesie di Giuseppe Langella

 

Legno dei dolori

Le spalle larghe aveva

e la forza mansueta dei pazienti

il volontario che, stringendo i denti,

ti ha portato fin qui dal fondovalle,

salendo con la croce al suo calvario.

Di docili cristi tutta una leva.

O legno centenario,

arso dal sole, scavato dai venti,

tutto costole e solchi, schegge e fori;

midollo che si spacca dai dolori,

fosti fasciame che scalda e ripara,

buono per la baracca e per la bara.

Chiodi

Messi ai piedi se il ghiaccio s’invetra,

nella terra affondati a baluardo,

in parete di pietra piantati,

una corda, un berretto, due nodi:

con voi, chiodi, nessuno è codardo.

Mi farete salire al sicuro

sulla croce d’abete nel giorno

del passaggio oltre il muro del pianto

in un viaggio che esclude il ritorno,

all’incontro con l’ultimo schianto.

Scarpe al sole

Chi afferma che in trincea la vita è bella,

o scherza, oppure è un pazzo:

affogare nel guazzo,

quando lo scroscio di pioggia flagella

o la neve si scioglie,

ti vengono le doglie.

Meglio, però, impastare nella mota

che rivolte le suole

come eliotropi al sole

inerti, senza l’ombra di una ruota.

Deposte è meno atroce

ai piedi di una croce.

Cunicoli

Giorni e giorni a scavare cunicoli,

ad aprir gallerie nella roccia;

star sepolti in oscuri follicoli,

dove il seme marcisce e non sboccia.

Come insetti nell’ambra sospesi,

tante larve nel ghiaccio per mesi.

da Giuseppe Langella, RELIQUIARIO DELLA GRANDE TRIBOLAZIONE. Via Crucis in tempo di guerra, Interlinea, 2015

 

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