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Pubblicato da il 4 Mag 2017 in Letture | 0 Commenti

Prevenire la Grande Guerra, di ieri e di oggi (V. Brittain)

Prevenire la Grande Guerra, di ieri e di oggi (V. Brittain)

 

Da adolescente pensavo che la vita fosse una questione personale, che riguardasse soltanto chi la vive, che tutto ciò che succede fuori fosse importante, sì, a suo modo, ma che a livello individuale, in fondo, fosse tutt’altro che rilevante. Così come gli altri della mia generazione, adesso comprendo anch’io la terribile verità delle parole di George Eliot, secondo cui le preoccupazioni della vita quotidiana non valgono nulla davanti al grande destino del genere umano. Alla fine ho dovuto riconoscere anch’io che nessuna esistenza è veramente personale, solitaria, autosufficiente. La nostra vita ci apparteneva interamente, forse – e a maggior ragione – soltanto perché il mondo ci sembrava immenso e tutti i suoi movimenti erano lenti e ordinati. Ma ormai non è più così e non lo sarà mai più, da quando le trovate dell’uomo hanno eliminato ogni distanza e distrutto il tempo. Nel bene e nel male, quasi fossimo onde del mare in un moto perpetuo, adesso tutti noi siamo parte della marea dei grandi movimenti politici ed economici, e qualsiasi cosa facciamo, sia come individui che come nazioni, influisce profondamente su tutti gli altri. Lo eravamo già, così legati gli uni agli altri, prima ancora di rendercene conto… Se solo la confortante tranquillità dell’età vittoriana non ci avesse cullati nella falsa convinzione di una sicurezza individuale e non ci avesse fatto credere che quanto stava accadendo fuori delle nostre case non fosse importante, allora forse la Grande Guerra non ci sarebbe mai stata. E anche se il fatto di essere stati in battaglia può avere reso qualcuno una persona migliore, il mondo nel suo complesso sarà più brutto, perché non avendo più grandi uomini, ordine sociale ed equilibrio economico, precipiterà sempre più in basso, più veloce che potrà… a meno che qualcuno non faccia di tutto per evitarlo.

(…).

Conclusi che non sapevo ancora che cosa avrei potuto fare affinché tutto questo potesse accadere, ma avrei potuto almeno cominciare cercando di capire in che cosa l’umanità avesse sbagliato e la civiltà avesse fallito .  (…).

Così decisi di studiare storia e poi, quando avessi lasciato Oxford, di entrare in contatto con qualche associazione che aderiva a questi principi e cercava di agire in questo senso. Avevo sentito parlare assai poco fino ad allora della storia travagliata del pacifismo durante la guerra – l’Unione di controllo democratico, con i suoi uffici assaltati dalla polizia; l’arresto di E. D. Morel e la rimozione di Bertrand Russel dalla sua posizione a Cambridge; la persecuzione e l’umiliazione degli obiettori di coscienza – ma avevo già intrapreso una strada che mi avrebbe finalmente condotta ad associarmi con il gruppo che faceva dell’internazionalismo un ideale.

Vera Brittain, Generazione perduta. Testament of Youth, Giunti, 2015 (or. 1960; prima ed. 1933), p.

480-482

vera b

 

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