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Pubblicato da il 23 Mag 2015 in Obiettori | 0 Commenti

Ribellioni in entrambi i fronti (G. L. Valente)

Ribellioni in entrambi i fronti (G. L. Valente)

 

Sul rapido e inatteso cedimento del fronte nord Isonzo e sulla disastrosa ritirata dei reparti italiani prima al Tagliamento e poi al Piave si è invocato il concorso di molte cause.

Tra queste le disumane condizioni dei soldati in trincea dove erano tormentati dalle pulci, dai pidocchi, dall’odore nauseabondo di vere fogne a cielo aperto, dal lezzo dei molti morti insepolti a causa del rischio mortale di andarli a raccogliere e seppellire. Tutto ciò aggravato da una lunghissima permanenza al fronte senza un’opportuna sostituzione entro un periodo di tempo ragionevole. La concessione assai poco frequente delle licenze obbediva a un preciso ordine di Cadorna il quale temeva molto l’influenza dei disfattisti sull’animo dei soldati mandati a casa, nei paesi e nelle città, dove imperversava la propaganda socialista contro la guerra e contro i capitalisti e le oro industrie di guerra che “prosperavano sul sangue dei soldati che morivano al fronte”.

Tralasciando ogni ipotesi sulle cause che possono avere determinato, nel 1917, un grave momento di ribellione nell’esercito è indubitabile che questo si verificò, soprattutto sul fronte dell’Isonzo. Dentro le trincee del fronte orientale serpeggiava un malessere palpabile che, contagiando i reparti, esplose alla fine con episodi di estrema indisciplina, di ammutinamento, di vera e propria rivolta armata. L’episodio più grave fu l’ammutinamento della br. Catanzaro con l’uccisione dei alcuni ufficiali, poi quelli della br. Ravenna e della br. Napoli. Secondo M. Silvestri a questi fatti seguirono centinaia di condanne a morte pronunciate dai tribunali di guerra. Di queste 359 furono sicuramente eseguite, a queste vanno aggiunte alcun decine di esecuzioni sommarie con il metodo della decimazione. (…).

La verità è che il fante italiano non ha mai capito la guerra sull’Isonzo con i suoi interminabili, sanguinosi e quasi sempre infruttuosi attacchi frontali. È anche vero che i nostri alleati tenevano costantemente sotto tiro il nostro Comado Supremo nei frequenti convegni degli Stati maggiori. Si chiedeva insistentemente all’esercito italiano di scatenare offensive al fine di impegnare il maggior numero possibile di forze austro-ungariche facendo diminuire così la pressione contro l’alleata Russia. L’Italia era ricattabile da Francia e Inghilterra perché da loro ricevevamo molto materiale bellico, carbone, combustibili e molte derrate, tutte cose che all’Italia mancavano. (…).

E dei soldati italiani cosa rimane? Quale ricordo? Non risulta che le autorità abbiano mai comunicato alle famiglie che il loro figlio o marito fosse stato fucilato. Ai familiari giungeva la comunicazione, recata come d’uso dai carabinieri o dal sindaco, in cui si dichiarava che era caduto per la patria nel compimento del dovere. Quando nei nostri paesi e città passiamo davanti al monumento ai caduti della guerra 1915-18 non dobbiamo affrettare il passo, soffermiamoci a leggere i nomi dei soldati caduti. In quei lunghi elenchi potrebbero esserci anche i loro nomi: i nomi dei fucilati!

Gian Luigi Valente, Altopiano di Asiago 1915-1918, La Serenissima, 2005, p. 123-134

 

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