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Pubblicato da il 29 Giu 2018 in Storia | 0 Commenti

Sedurre le donne con la guerra (T. Marinetti)

Distruggiamo la vecchia estetica simmetrica. Nasce oggi la nuova estetica asimmetrica e dinamica. Accettiamo la collaborazione della guerra meccanica per colorare d’eroismo l’umanità scolorita dalla pace. Accendiamo le città quietiste e pacifiche colle linee violente e balzanti delle battaglie scolpite nel corpo umano. La chirurgia ha già iniziato la grande trasformazione. Dopo Carrel la guerra chirurgica compie fulmineamente la rivoluzione fisiologica. Fusione dell’Acciaio e della Carne. Umanizzazione dell’acciaio e metallizzazione della carne nell’uomo moltiplicato. Corpo motore dalle diverse parti intercambiabili e rimpiazzabili. Immortalità dell’uomo!… Donne amate i gloriosi mutilati e imitateli partecipando alla guerra. Anche voi!

Tommaso Marinetti, da Come si seducono le donne (1917)

Fuori: un tramonto di nuvole vermiglie lacerate come pezzi enormi e brandelli di carne macellata. A destra e a sinistra della mia blindata, che teneva il centro della strada, il fiume monotono, grigio, giallo-sporco e verde verminoso dei prigionieri spandeva un puzzo mordente esasperante fatto di mille puzzi diversi ugualmente nauseanti e insopportabili. Visi scialbi, gualciti, spremuti con piccoli occhi celesti smarriti. Facce gonfie come nutrite di fango con gote cascanti. Facce plasmate di bile. Baffi gialli che schizzano fuori come dai visi scheletrici. Bestiame umano masticato dall’uragano. Occhi vitrei che fissano senza vedere. Lerciume ondeggiante di cappottini curvi come verniciati di sterco e piscio. Sembra veramente un fantastico fiume di putredine, spessa quasi solida, oppresso da un affastellamento di stracci luridi, e misteriosamente spinto da un’invisibile corrente che lo conduce verso lo spiraglio-gorgo di una cloaca capace. Vi sarà poi in Italia una cloaca adatta a ricevere quel triste fiume? Il sole rosso lancia dalle brecce delle nuvole brandelli di carne su quel bollore di schiene.

Tommaso Marinetti, da L’alcova d’acciaio (1921)

(* grazie ad Enzo Pancera, ndr)

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